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La Grande Fuga 1
LA GRANDE FUGA
LEGGO DELL'ALTRO : indice.beeplog.it/
LA GRANDE FUGA - HARRY POTTER E LA GRANDE FUGA di AngelZash, tradotto da Cuccussette e Amelie Genere: Azione, avventura, angst Età consigliata: da 14 anni in su, per situazioni di angoscia e un poco di violenza.Oggi è AU. Ha come sequel IL LABIRINTO DEL DANNATO
leggi qui l'originale.
http://www.fidelus.org/GuestAuthorsA-F/AngelZash/AngelZash.htm
IL RAPIMENTO - 1 The Kidnapping
Harry fissò arrabbiato il cugino, o meglio, la porta chiusa che lo separava da Dudley, mentre questi continuava a sbattere sulla sua porta e a minacciarlo. L'estate non era andata bene per Harry e questa era solo l'ultima delle volte che il cugino lo minacciava. L'estate era inziata come al solito, solo ora suo zio si era arrabbiato poiché l'aveva svegliato nel mezzo della notte, durante un incubo. Riviveva la morte di Cedric almeno una volta alla settimana, senza la presenza rassicurante di Dumbledore che tenesse lontani quei ricordi. Non poteva narrare alla zia o allo zio dei suoi sogni; non avrebbero mai compreso. Lo avrebbero di certo colpevolizzato di esser sopravvissuto.
Come se non bastasse, Dudley era tornato a casa con una cotta. Non è che se ne era venuto a casa con una ragazza vera, ma piuttosto era una storia su una bella ragazza che aveva visto. C'era da supporre che, obeso, non avesse mai perso molto perso con le tante diete forzate, né avesse mai pomiciato con una ragazza.
"Oooh... il mio bambino è tutto cresciuto," aveva strillato Zia Petunia quando Dudley aveva annunciato il fatto ala fine della cena della prima notte che Harry era tornato. Zio Vernon aveva dato una pacca nella schiena con esultanza, "Questo è il mio ragazzo! Un ammazza femmine proprio come papà!"
Harry si era dovuto combattere per non spiaccicare le patate schiacciate sul naso. Solo il pensiero di Dodley con una ragazza era ridicolo. Dudley aveva visto i singhiozzi soffocati e gli occhi sbarrati.
"Geloso? Scommetto che non ne puoi avere una," sbottò verso Harry, sbuffandogli.
Harry pensò per un attimo che pareva che temesse che LUI dicesse d'avere una ragazza.
"Ovvio che non può," rivelò Zio Vernon,"Chi vorrebbe un piccolo spaventapasseri freak come lui ?"
La rabbia attraversò Harry , che la nascose prendendo un altro morso di patate e andandosene ignorando la famiglia. Dudley non era soddisfatto da questo e continuò a insultare Harry giorno dopo giorno, quando non vaneggiava della ragazza. Se l'era presa così tanto che Harry dubitò davvero che Dudley avesse una ragazza, non importa se era una ragazza che voleva aver qualcosa a che fare con lui.
Un giorno, un paio di settimane dopo che era iniziata l'estate, Harry ne ebbe abbastanza del bullismo del cugino e decise di dirgli esattamente quello che pensava. "Ovvio che non ho una ragazza," strillò Harry al sorpreso Dudley. "Ho di meglio da fare col mio tempo che dare appuntamenti a una ragazza che ama più la mia fama nel mondo stregonesco di me! E penso che tu non ce l'hai. Probabilmente nemmeno le hai mai parlato e se lo hai fatto, al massimo ti avrà voltato le spalle!"
Harry era piuttosto convinto di essere stato, per la prima volta nella sua vita, vendicativo, mentre dava un'occhiata piena di significati alla rabbia di Dudley. Dudley sembrò shockato, poi la faccia si piegò per la rabbia e l'odio, prima di sorridere in modo crudele. "Mamma! Mamma! Harry ha detto che non posso avere una ragazza!..." Dudley strillava mentre camminava con le gambe come i paperi, più svelto che poteva, parecchie lacrime che rotolavano sul viso.
E così fu che Harry venne sbatacchiato contro il muro prima di essere rinchiuso nella sua stanza. Anche Hedwig fu chiusa nella sua gabbia e le inferriate che i Weasley avevano strappato l'estate prima del secondo anno di scuola furono rimpiazzate. Dudley divenne un visitatore abituale, minacciava Harry dalla porta, assaporando il piacere che, se Harry avesse risposto per le rime, Zio Vernon sarebbe tornato a <occuparsi> di Hedwig. Harry guardò Hedwig e tremò al pensiero. Sapeva che era solo questione di tempo prima che qualcuno venisse a cercarlo, ma Hedwig al momento era la sua unica amica. E anche se non la fosse stata, le voleva bene. Stava con lui da quando aveva scoperto di essere un mago. Odiava il pensiero di perderla. Il ricatto del suo padrino non funzionava più, dato che i Dursey credevano che non poteva contattarlo e avevano deciso che nemmeno lui poteva. Harry sapeva che adesso era nei guai e sperava solo che Ron, Hermione o Sirius si accorgessero che qualcosa stava andando storto. Quella era la sua unica speranza. Harry singhiozzò mentre si rannicchiava nel letto. Zia Petunia chiamò Dudley per cena e lo stomaco di Harry mugugnò per la fame. Sapeva che Zia petunia non gli avrebbe dato da mangiare fino all'indomani mattina, ma sperava in un po' di pietà comunque. Si sdraiò nel letto e guardò il cielo oscurarsi al tramonto. I suoi compiti erano già finiti siccome gli erano stati lasciati i suoi libri e aveva così tanto tempo a disposizione, così non gli era rimasto altro da fare che parlare a Hedwig e guardare il tramonto. Ascoltò i Dursley finire di guardare i loro programmi in TV della sera e andarsene a letto, con un ultimo insulto da parte di Dudley. Non era stanco, solo annoiato, così decise di scrivere un'altra lettera a uno dei suoi amici. Senza altro da fare, Harry iniziò a scrivere lettere ai suoi amici e al suo padrino. Dopo due settimane di prigionia, era tutto quanto poteva fare per intrattenersi e così le lettere si erano trasformate piuttosto in pagine di diario. Harry aveva appena iniziato a scrivere quando un orribile rumore di cose rotte risuonò per la casa, sommergendo anche il forte russare di Zio Vernon.
"Cosa," gridò Zio Vernon mentre Harry lo sentì balzare sul pavimento. Zia Petunia iniziò a urlare e una voce calma e bassa di tono disse, "Crucio!"
Harry sentì Zio Vernon iniziare a gemere e corse a prendere la sua bacchetta. "Alohomora," gridò, aprendo la gabbia di Hedwig e ondeggiando mentre lei volava stiracchiandosi fuori dalla gabbia. Si voltò a fronteggiare la porta quando sentì un magnifico CRASH che fece zittire ogni altro rumore all'improvviso. Un sorriso perverso gli attraversò la faccia mentre immaginava Dudley svenuto sopra i suoi zii, ma scomparve subito, appena sentì i passi avvicinarsi alla sua stanza. "Trova Sirius" disse al gufo che s'era azzittito. Hedwig sembrò capire e volò via dalla stanza in un improvviso vortice di piume appena la porta si aprì. Grida spezzate arrivavano dall'ingresso mentre Harry corse verso il Mangiamorte che stava sulla soglia.
"Expelliarmus,"urlò Harry appena lo stregone oscuro portò la bacchetta alta per lanciare. La bacchetta volò via dalla mano e Harry fece seguire un altro incantesimo. "Impedimenta!"
L'uomo cadde indietro mentre veniva sorpassato da Harry e da quattro Mangiamorte. Corse fuori alla luce delle stelle prima che i Mangiamorte riuscissero a raggiungerlo. Un"Crucio" ben piazzato colpì la sagoma di Harry, che andava a zig zag, e cadde a terra urlando. Un altro incantesimo e fu legato stretto. "Aiuto," gemette Harry, rantolando nel vedere il segno del Marchio Oscuro sollevarsi nelle tenebre, sopra la casa della signora Figg. Gridò anche più forte mentre il segno appariva anche sulla sua casa, proprio un attimo prima che un altro incanto lo spedisse in un'oscurità ancora più fonda.

LA REAZIONE - The Reaction
Arthur Weasley rimase in piedi a guardare gli uomini del St Mungo mentre finivano di preparare I Dursley per trasportarli in ospedale. Tutti e tre avevano subito la Maledizione Cruciatus parecchie volte prima che Dudley perdesse conoscenza e crollasse sui più vecchi Dursley, spiaccicandoli e tramortendoli pure loro. Il signor Weasley suppose che fosse stato quel fatto a salvare la famiglia; gli assalitori dovevano aver pensato che il cuore del ragazzo si fosse spezzato e avesse ammazzato i genitori cadendo loro addosso. Il signor Weasley sghignazzò, il ragazzo era solo svenuto e suo padre era andato al tappeto quando la mole da balena assassina del figliolo era caduta addosso. La sua faccia divenne terrorizzata di nuovo mentre ricordava gli aspetti più tristi del salvataggio dei Babbani. La signora Dursley si era rotta la schiena nella caduta e tutti e tre erano feriti in modo serio dalle maledizioni stesse. Tutto questo era avvenuto per un principio che il signor Weasley trovava sia frustrante che doloroso. Harry Potter stava mancando da una casa che, al momento, aveva un Marchio Oscuro che gli fluttuava sopra e quella gente erano l'unico vero indizio per ritrovarlo. Disgraziatamente, fino a quando non si svegliavano, il Ministero aveva come unica traccia su quanto era avvenuto il Marchio Oscuro nel cielo. Il signor Weasley sospirò, aveva già dato una mano per aiutare il vicinato Babbano e ora si chiedeva cosa avrebe detto la sua famiglia. Ron sarebbe stato particolarmente affranto a sapere cosa era accaduto al suo migliore amico. E anche Ginny, che aveva da anni una cotta per quel ragazzo, anche se Harry, un tipico adolescente, non se ne era accorto. Molly sarebbe stata abbattuta a sua volta, lei considerava Harry come un altro figlio. In effetti, tutta la famiglia lo aveva adottato.
"Scusami" disse un giovane mago, mentre recuperava dalla camera la sacca di Harry, che conteneva tutti i suoi beni materiali. "Sono tutte le cose di Harry?" gli chiese il signor Weasley.
Lo stregone lo fissò sorpreso per un istante,"Sì, credo di sì, ma - "
"Le prenderò," affermò il signor Weasley, deciso. Il giovane uomo parve un attimo incerto prima di cedere la sacca,"Certo, signore."
Il signor Weasley tornò a casa un'ora dopo. Ron guardò curioso la sacca che il padre aveva con sé.
"Cosa c'è nel sacco, papà?" chiese Fred anticipando Ron.
"Pare la sacca di Harry," disse Ron, sentendo come un proiettile alla bocca dello stomaco.
"Yeah, è proprio quella," si accodò George, la voce che prendeva un tono acuto e arrivava dalla cucina.
"Harry? C'è Harry, babbo ?" chiese Ginny arrivando, la mamma dietro a lei.
Il signor Weasley guardò con tristezza la moglie e con gentilezza rispose ai figli,"Harry non è qui. Non sappiamo dove è."
Un silenzio innaturale regnò in cucina per un attimo, prima che la signora Weasley chiedesse, "Che cosa è successo, Arthur?"
"I Mangiamorte hanno attaccato casa sua la scorsa notte. Non ci sta traccia di Harry, ma la sua famiglia è al St Mungo dopo essere stata torturata con la Maledizione Cruciatus." Disse loro il signor Weasley.
La signora Weasley ansimò mentre Ginny iniziava a piangere. I gemelli si guardarono depressi e Ron abbassò la testa così da non lasciar vedere il viso. "Lui è .." iniziò calmo Ron.
"Non lo sappiamo," rispose il signor Weasley, "E' scomparso, tutto qui."
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Snape si affrettò verso gli uffici di Dumbledore, le tuniche che gli svolazzavano dietro mentre camminava. Dumbledore gli aveva mandato un messaggio poiché necessitava di vederlo con urgenza e, a quel punto dell'anno poteva voler dire una sola cosa, Voldemort. Si fermò solo l'istante di sussurrare la parola d'ordine alla gargolla di pietra che conduceva all'ufficio di Dumbledore, e poi salì su. Montò le scale e fu nell'ufficio affollato. Hagrid e la McGongall erano sorpresi quanto Snape. "Cosa succede," chiese con voce ferma.
"Ah, Severus, sei arrivato," disse una voce stanca che Snape riconosceva da almeno quattordici anni.
"Ora ci dirai cosa non va, Albus," chiese impaziente la McGongall.
"Sì, ora che Severus è qui, posso dividere con voi tutti le mie notizie pesanti," disse serio Dumbledore. Fece una pausa e trasse un respiro profondo. "La scorsa notte Voldemort ha attaccato di nuovo. Ha ammazzato Arabella Figg e ha torturato la famiglia Babbana con cui Harry vive." Di nuovo si interruppe, pensando a come andare avanti.
"Harry è morto?" tuonò Hagrid con piena voce. La sua faccia era bianca sotto la barba e gli occhi erano sgranati.
Snape sperò che Hagrid non iniziasse ad avere i ginocchi che non reggevano proprio ora, non c'era abbastanza spazio nell'ufficio di Dumbledore per crollare in tutta sicurezza. "Non lo sappiamo, Hagrid," rispose Dumbledore. "Non c'è traccia di Harry. Ci sono segni di lotta nella sua camera e può essere rintracciato un basso livello di magia impiegato, ma nessuno del vicinato ha visto niente di quanto è accaduto. Uno si è svegliato sentendo urlare, ma dice poco."
"Così lo stupido ragazzo si è fatto prendere," disse retorico Snape, le labbra arricciate dal disgusto.
Dumbledore annuì e guardò la McGongall sedersi nella sedia più distante da Hagrid, se possibile.
La bocca di Snape si torse in un fantasma di sorriso mentre faceva caso e si chiedeva se avesse potuto fare altrettanto. Hagrid adesso pareva poter crollare da un momento all'altro. "Povero Harry," pianse Hagrid, e si avviò a una sedia che pareva poterlo reggere. Arrivato, si tenne la testa e singhiozzò, "Era troppo giovane per morire!"
"Non sappiamo se è morto, Hagrid," gli disse sicuro il Preside. I tre professori lo fissarono sorpresi...
"Non pensi sul serio che lasceranno vivere Harry?" chiese incredula la McGongall. "Mi rifiuto di credere che Harry sia morto, se non ho prove," le disse Dumbledore.
"Ma quando mai avremo prove?" gli chiese lei, "Nessuno tra quanti sono scomparsi dopo attacchi è stato mai più visto."
Dumbledore apparve stanco e sospirò, "Vedremo."
"Vedrò cosa riesco a scoprire," gli disse svelto Snape.
Dumbledore lo contemplò sorpreso, poi annuì. A quel gesto, Snape scappò dalla stanza stringendosi il braccio sinistro. "Cretino di un Potter. Ci farà ammazzare tutti in questo modo," borbottò cupo Snape mentre andava a rispondere al richiamo del suo padrone.
LA MOTIVAZIONE - The Why
Snape rimase fermo a esaminare le carcasse dei cinque uomini che si erano presentati come Mangiamorte, nonostante fosse attento a non perdere mai di vista l'Oscuro Signore. Voldemort camminava in cerchio attorno ai corpi, fissando i suoi servitori con occhi rossi pieni di ira. Attendeva una risposta alla domanda, "Chi erano questi uomini ?" Gli uomini non apparivano familiari a Snape e, come qualcuno aveva immediatamente voluto dire, nemmeno loro sapevano chi fossero. Voldemort stava diventando sempre più arrabbiato ad ogni momento e non c'era alcuno che potesse calmarlo. E se ci fosse stato, nessuno poteva avvicinarsi a lui, arrabbiato com'era. Quei pazzi avevano pensato di ingraziarsi a Voldemort catturando Harry Potter. Anche se era un buon piano, si erano confusi assai quando prima avevano nascosto Harry per contrattare e poi avevano contrattato con lo stesso Oscuro Signore. Ancora, avrebbero potuto salvarsi se solo avessero rivelato a Voldemort cosa volevano invece di farsi prendere dal panico e attaccarlo. Snape aveva cambiato idea, erano quei pazzi morti che lo avrebbero fatto uccidere.
"Crucio," Voldemort sorprese tutti maledendo all'improvviso Malfoy. Malfoy gridò e cadde contorcendosi sul pavimento. Voldemort non lo lasciò andare per un minuto intero. "Una domanda più facile, allora," proseguì Voldemort come se lì non ci fosse un uomo che annaspava e tremava sul pavimento. "Come hanno spezzato le difese attorno a Harry Potter? Dove hanno conosciuto i miei contatti ?" Di nuovo, nessuna risposta. Questa volta, comunque, la sensazione era permeata dalla paura portata dai gemiti di Malfoy, che ancora si udivano. "Non so," chiese Voldemort, piyttosto annoiato. Alzò la bacchetta di nuovo e tanto per noia, maledisse pure McNair. "Trovateli," Voldemort lo malesisse duramente. "E portatemi Harry Potter."
I Mangiamorte annuirono e scomparvero uno dopo l'altro finché solo Codaliscia e Snape rimasero con l'Oscuro Signore. "Sì, Professor Snape," disse Voldemort, chiaramente ancora arrabbiato.
"Posso dare un'occhiata più approfondita, Mio Signore?" chiese Snape, più ossequioso che poteva.
"Perché?" chiese Codaliscia, chiaramente sorpreso che qualcuno avesse voluto restare vicino all'Oscuro Signore più a lungo del necessario. "Pazzo," Voldemort se la prese con lui.
Sia Codaliscia che Snape si ritrassero, incerti su chi fosse oggetto dell'ira. "Desidera guardare i cadaveri per soddisfare al meglio i miei desideri. "
Voldemort si voltò verso Snape, voltandosi da Codaliscia. "Puoi avvicinarti."
Snape annuì e lento si avvicinò ai corpi. Con calma iniziò a frugare nelle loro tasche per un indizio di qualsiasi genere. Non trovò niente fino a quando non giunse al quarto. Dentro il taschino aveva una serie di direzioni. Esse erano per lo più scolorite, ma Snape osservò abbastanza da poter pensare che potessero significare i nomi di alcuni colli. Questo, abbinato con l'odore e la sensazione dell'acqua salata, portarono Snape a credere di poter trovare Harry. O al limite, quello era un indizio.
"Hai trovato qualcosa?" La voce impaziente di Voldemort interruppe i pensieri di Snape.
"Sì, Mio Signore," rispose alzandosi e voltandosi a fronteggiare Voldemort, "Credo di aver qualcosa." chinò lievemente la testa, "Con permesso, cercherò di seguire l'indizio. "
" Voglio risultati, Snape, e rapidi." Rispose l'Oscuro Signore, come un'intimidazione. Snape si teletrasportò appena Voldemort gli ebbe voltato le spalle.
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Harry si svegliò per trovarsi legato in una caverna molto buia e umida. Da quello che pareva rumore di onde, decise che doveva essere da qualche parte vicino al mare. C'era una piccola luce argentea che filtrava attraverso l'oscurità, indicava a Harry che era giorno, ma a parte quello, non aveva cognizione di dove fosse e di cosa gli fosse successo. Non poteva vedere molto a causa del buio, comunque non ci mise molto a stabilire due altri dettagli della sua condizione. Prima di tutto sembrava che fosse solo, ma non poteva essere del tutto sicuro di questo, e secondo, in qualche maniera aveva perso gli occhiali.
"Ciao," Harry chiamò nella fitta oscurità. Nessuna risposta, se non l'infrangersi delle onde. Harry sospirò e cercò di agitarsi con le corde un po', ma erano troppo strette e troppo ben legate per sciogliersi con tanta facilità. Così alla fine si rilassò e attese per vedere cosa sarebbe accaduto poi. Forse qualcuno sarebbe potuto venire ad aiutarlo…
La Grande Fuga 2
LA RICERCA - The Search
Snape non si prese la briga di far rapporto a Dumbledore, o di cambiarsi con abiti Babbani, il suo senso di urgenza lo aveva portato a gettare le precauzioni al vento. Ne era consapevole dal momento che aveva raggiunto le White Cliffs e presto sarebbe caduta la notte, e avvertiva il senso di necessità che gli incombeva addosso, forzandolo a perdere la ragione. "Stupido Potter, sa sempre con esattezza dove trovare i guai!" Disse Snape mentre guardava il mare da sopra le scogliere cupe.
Snape si maledisse e decise di cercare una via per scendere. Era improbabile che nascondessero Harry all'aperto e ciò significava che probabilmente si erano accampati tra le scogliere o in un vicino hotel. Ogni hotel avrebbe lavorato contro di loro, ci sarebbero stati testimoni che potevano rintracciarli, e una caverna era la loro unica vera scelta. In aggiunta, il ragazzo poteva essere nascosto da un Mantello dell'Invisibilità. Ma la vera ragione che non li avrebbe aiutati in un albergo, poteva aiutare Snape a trovare Harry. A meno che non tenessero il ragazzo svenuto, anche se agguantato poteva fare abbastanza rumore da attirare attenzioni.
Snape impiegò più di un'ora di ricerche per scoprire una via per scendere le scogliere nel buio. Imprecò mentre scendeva con cautele, "Quel ragazzo fa meglio a non essere da qualche parte in un albergo !" Snape immaginò Harry rannicchiato in un letto, nascosto da un Mantello dell'Invisibilità e con la faccia rabbuiata. Odiava pensare che il ragazzo stesse con più confort di quanti ne avesse lui, al momento. La visione di Harry ferito, incatenato e messo in gabbia, forse svenuto, gli esplose nella mente e la sua vecchia preoccupazione riaffiorò, obbligando Snape a fare più in fretta a scendere in basso. Non capiva come mai si stesse preoccupando tanto per il figlio del suo nemico giurato, la motivazione di un debito da colmare non era più disponibile. Aveva pagato quel debito anni prima. Dumbledore gli aveva detto che succedeva perché in fondo aveva un cuore buono. Quella motivazione l'aveva fatto ridere, se aveva un cuore buono per prima cosa non si sarebbe unito a Voldemort e non sarebbe stato il tipo insopportabile che era adesso. No, non poteva avere buon cuore, o qualcosa d'altro del genere. Come al solito, affiorò un'ombra di dubbio sulla certezza del proprio esser senza scrupoli. Perché si era voltato indietro, se non gli importava di nulla ? Se non c'era niente di recuperabile abbastanza per Dumbledore, da riportarlo indietro ? Snape scosse la testa e quasi inciampò nei propri piedi, maledicendo la sua sventatezza. Quel ragazzo poteva essere davvero la sua fine, un giorno.

Era giunto alla fine del sentiero e ora era fermo alla base della scogliera, la mente che ancora vagava. " Se penso davvero che mi ammazzerà, se davvero lo detesto così tanto, come mai sono qui?" si chiese Snape. Non riusciva a trovare risposta, cosa che lo faceva infuriare come pochi altri. Quello stupido pazzo si era sempre fatto gioco di lui, assicurandogli ogni genere di dissacrazione e mettendolo nei guai - "Dentro,"mugugnò tra sé Snape, spezzando il silenzio della spiaggia. Non intendeva andarsene con più guai? Era vero che aveva poche opportunità di rientrare in entrambe le parti, ma perché non affrontava per davvero il fatto che poteva decidersi ? Forse perché quando Harry era andato avanti ad agire così, lui era sano e salvo. Era stato quando era stato coinvolto nelle sue beghe, che Harry davvero aveva spaventato Snape. E ammetterlo a sè stesso, spaventava Snape anche di più. Da quando gli importava quello che accadeva al figlio di Potter?
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Dumbledore sedeva davanti a un abbattuto Sirius Black, al cui fianco stava in piedi Remus Lupin, che si era rifiutato di permettere al suo amico di viaggiare da solo verso Hogwarts nel suo attuale stato mentale. Hedwig tubò triste dal posatoio che divideva con Fanny, che si chinava verso ciascun occupante della stanza.
"Abbiamo un'idea di dove sarebbe Harry?" chiese Sirius, debole, al suo vecchio insegnante.
"Sappiamo solo che devono essere stati Mangiamorte a prendere Harry, e siccome il suo corpo non è stato trovato e i Dursley ce l'hanno fatta a sopravvivere, Voldemort non deve averli accompagnati nell'attacco," disse Dumbledore con un sospiro, scotendo la testa.
"E allora come sappiamo che sono stati Mangiamorte e non qualcun altro che voleva mettersi in buona con Tu-sai-Chi?"chiese Sirius disperato, gli occhi ossessionati che luccicavano per le lacrime e riflettevano più orrori vissuti del solito.
"Sirius..." Lupin abbracciò dolcemente l'amico, consapevole che questi non era assai lucido.
Dumbledore scosse la testa, "No, Sirius. Anche se questo fosse vero, Harry potrebbe essere nelle mani di Voldemort e adesso avremmo pure notizia della sua morte."
Alla parola "morte" Sirius crollò. Lacrime iniziarono a scorrere sulla sua faccia e rimase congelato nei movimenti. Scostando le mani di Lupin dalle spalle, Sirius si spostò per rifugiarsi contro la parete. Lupin sospirò e si accasciò nella sedia di Sirius mentre Dumbledore fingeva di trovare attraente il soffitto. Non vista da alcun occupante della stanza, una lacrima cadde dal ciglio dell'uomo più anziano. Qualche minuto dopo, Sirius era calmo abbastanza da poter parlare di nuovo.
"Che si fa ora? Devo trovarlo," disse Sirius con voce roca e sfinita.
"Io non -"iniziò Lupin, ma si zittì al gesto della mano di Dumbledore.
"Potreste forse indagare ancora su Arabella Figg o su prove in casa dei Dursley," gli suggerì Dumbledore. "Forse un cane intelligente può trovare qualcosa che il Ministero non riesce a scoprire."
Sirius annuì, determinato a trovare il figlio del suo migliore amico prima che fosse troppo tardi o a morire provandoci, e rapido lasciò la stanza per la sua cerca.
"Perché hai fatto così?" chiese calmo Lupin, anche se un filo di rabbia gelida poteva essere udito nella sua voce. "Non lo vedi quanto la sta prendendo male ?"
Dumbledore annuì, con lo sguardo serio e triste, "Lo vedo, ma lo aiuterà. Sirius ha bisogno di sentirsi utile, di poterci lavorare su."
"Andrò con lui," disse Lupin a Dumbledore, alzandosi svelto.
"Speravo che lo facessi," rispose il Preside al proprio ex studente, con una punta del vecchio ammiccare negli occhi.

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Snape controllò le scogliere fino a quando non fu passato il crepuscolo, e alla fine incappò in un pertugio nella parete di roccia di taglia umana. Era a mezzo metro e più da terra e l'oscurità aveva fatto del suo meglio per nasconderlo a Snape fino ad allora; ora che l'aveva trovato, sapeva che era un posto perfetto per nascondere un ragazzino. Era abbastanza lontano dal consueto traffico Babbano, da non attirare attenzione, e non sarebbe stato inondato nemmeno a piena marea. "Potter," chiamò dentro la caverna. "Potter, se ci sei, rispondi! Non ho tempo per giocare qua attorno."
"Chi è?" fece una voce flebile che a stento poteva essere riconosciuta come quella di Harry.
'Harry,' la mente di Snape'gridò di preoccupazione mentre piombava nella grotta. Aveva faticato un poco per infilarsi nell'entrata e ora stava dentro. La caverna era abbastanza grande dentro, ed era anche assai umida. 'Questo spiega la voce debole' pensò Snape. Harry probabilmente si era preso un raffreddore. "Potter, dove sei?"domandò Snape e poi lanciò "LUMOS" con la bacchetta, attorno nella caverna.
"Quaggiù, Professore." Rispose Harry dalle ombre più fonde della grotta."Ma ho perso gli occhiali e non posso dirti esattamente dove sono."
Snape sospirò e fece un passo - e sospirò di nuovo appena udì un forte CRACK ! "Ho trovato i tuoi occhiali, Potter," disse Snape, fissando giù la plastica sgangherata e contorta.
"Ho sentito," rispose con la voce più dura che riuscisse a emettere. Snape lo ignorò e sollevò gli occhiali. Interrompendo l'incanto LUMOS, mormorò l'incantesimo per riparare e riaccese la bacchetta. Fece l'ultimo tratto che lo separava da Harry, questa volta molto attento a non calpestare niente d'altro.
Quando finalmente lo raggiunse, Snape trattenne un singhiozzo. Sperò con ardore che fosse un gioco della luce quelo che faceva apparire la pelle di Harry così pallida e sottile, ma si accorgeva dalle occhiaie e dalle guance scavate che quella non era la vera situazione. "Tieni duro, ragazzo, e tra un minuto sarai libero," disse Snape a Harry con la sua consueta voce sicura, quando iniziò a chinarsi per slegarlo.
"Oh, davvero?" chiese una voce bassa e pericolosa. Snape si girò, la bacchetta si spense e fu pronta in un attimo, ma era troppo tardi. Non appena ebbe finito di girarsi, un "Expelliarmus" gridato forte lo disarmò, lasciando Snape a fissare la silhouette cupa all'ingresso della caverna.
LA SAGOMA SCURA - The Dark Silhouette
"Chi sei tu?" mugugnò Snape, abbattuto. La faccia scura di Snape si incupì parecchio mentre studiava la forma scura delineata dalla luce che stava aumentando per la prossima alba. Poteva vedere che la persona era piccola, o più piccola di lui, e indossava una tunica svolazzante del genere che di solito usavano i Mangiamorte. Non riusciva a vedere chi fosse, così non poteva stabilire se era stato seguito da un discepolo di Voldemort da un altro membro degli sfortunati rapitori.
"Non importa chi sono," disse dolcemente l'uomo, anche la sua voce era persa nella più completa dolcezza. "Voi due presto vi unirete al numero dei morti."
Snape fece uno scatto per attaccare la figura, ma un rapido vortice di luce emesso dalla bacchetta dell'uomo lo mise alle brutte. "Huh-uh, Snape," disse. "Mi sto proprio divertendo. E Tu-Sai-Chi sarà assai grato di scoprire un traditore. Potrei anche diventare il suo braccio destro. Se ho fortuna, ovvio."
Mormorò un incantesimo veloce, e corde sprizzarono fuori, avvolgendosi attorno a Snape come serpenti e stringendolo in modo doloroso. Snape cacciò un gemito di dolore quando cadde sul pavimento di pietra della grotta, e un crudele CRACK risuonò per la caverna.
"Professor Snape," urlò Harry, la voce piena di paura e preoccupazione. Non si era mai potuto immaginare che una persona potesse sconfiggere il suo professore. Era che non gli pareva una cosa possibile, quando pensava all'acido uomo.
"Oh, quello non suona bene, vero, vecchio amico?" disse la figura con uno schiocco di lingua.
"Chi sei tu?" domandò Snape in un sibilo sofferente.
"Bene, tu sei un uomo morto, così, chi se ne importa?" gli rispose. "Ma penso di poter andare sul sicuro e non dirtelo."
Snape sbuffò e si dimenò debolmente con le sue corde. Rotolò sulla schiena dopo qualche momento, lottando per sopportare il dolore nel braccio.
"Quello probabilmente si è rotto, lo sai," disse la figura a Snape, la voce morbida piuttosto gioiosa.
"Solo un Mangiamorte può godere del dolore di qualcun altro," grugnì Harry più forte che riusciva.
La sagoma si limitò a ridere, "Stupido ragazzo. Il mondo sarà presto ripulito da ingenui della tua razza."
Snape gemette piano nella sua gola, subito risentito che qualcuno come questa persona potesse permettersi di minacciare Harry. Una cosa erano giornalisti e bambini, non lo avrebbero ucciso. Questa persona non solo poteva, ma avrebbe ucciso Harry, e Snape voleva che vivesse. Voleva che Harry vivesse la vita che lui non aveva avuto, la vita che era stata rubata a James e Lily.
"State dove siete ragazzi," proseguì la figura con una risata, "Tornerò…Forse." Con quelle parole la figura si voltò e scese dall'ingresso della caverna.
"Professore," Harry lo chiamò esitando.
"Cosa?" schioccò Snape, ancora addolorato e più che imbarazzato dall'esser stato preso con tanta facilità. "S-stai bene, Professore ?" chiese Harry.
"No, Potter, non sto bene per nulla," Snape ricacciò un respiro.
"Bene, non sono stato io a fare tutta questa confusione" si tirò indietro Harry, all'improvviso arrabbiato. Era sfinito di venir rimproverato dal mondo intero.
"E perché non mi hai avvertito, Potter?" lo riprese Snape, di nuovo infuriato. "Di certo i tuoi occhi non sono così malmessi da non far caso a quando la luce viene fermata da qualcosa."
"Non posso vedere oltre te," esclamò Harry, offeso.
'Come minimo la sua lotta non lo ha lasciato monco' pensò Snape con un ghigno gelido. "Già," aggiunse, e di nuovo provò ad allentare i suoi legacci. Sentì uno scalpiccio venire dalla direzione di Harry. "Cosa stai facendo ragazzo?" sibilò di nuovo Snape.
"Sto cercando di raggiungerti,"gli disse Harry, la voce suonava molto stanca e stordita. "Se riesco a trovarti, forse posso slegarti."
"E come immagini di riuscirci?" gli chiese Snape. "Ti sei dimenticato di essere legato stretto almeno quanto me?"
"No," Harry sibilò in modo così simile a Snape che Snape dovette sorridere. "Sto cercando di slegarti anche se sono legato. A meno che tu non possa tagliare queste corde in due con il tuo spirito tagliente."
"Potter," disse Snape con un ringhio nella voce, " Rispetta chi è più anziano di te." Grugnì mentre lui tirava i suoi legacci, cercando un qualsiasi punto debole. La sua sola risposta fu la tosse devastante prodotta da Harry."Potter, sei morto?" chiese dopo che ebbe finito.
"No..." Harry mormorò e diede un altro piccolo colpo di tosse, seguito da uno starnuto e da un altro colpo di tosse.
"Muori addosso a me, Potter, e troverò una pozione per resuscitarti così posso finirti con le mie stesse mani," sbuffò Snape, la preoccupazione però lo rendeva sempre meno sicuro del suo solito.
LA FUGA - The Escape
Sirius arrivò a casa dei Dursely in tarda serata con Luoin. Entrambi erano sfiniti dal lungo viaggio, ma Sirius era spinto dal bisogno di trovare Harry e Lupin anche dalla necessità di mantenere vivo il suo ultimo amico. Sirius, in forma di cane sia per prudenza che per l'insistenza di Lupin, iniziò la sua ricerca cocciuta annusando attorno nella zona. Pre qualche caso riuscì ad avvertire un debole profumo di oceano e gesso in alcuni punti, ma non ci fece caso e continuò ad annusare finché non arrivò in un punto vicino al centro della zona. Lì trovò l'odore di Harry più forte che mai, e un odore di terribile paura. Sirius sedette lì e uggiolò disperato, pensando a cosa il suo figlioccio doveva aver passato quella notte.
"Cosa hai trovato, Snuffles?" chiese Lupin, camminandogli dietro. Sirius cacciò un altro guaito e si accucciò nel luogo dove l'odore di Harry era più forte. "Perché non proviamo a annusare qua attorno?" gli disse dopo un minuto. Sirius annuì e, con un ultimo sguardo indietro, trotterellò verso la porta principale.
Lupin la aprì con un rapido incantesimo e poi entrarono. Appena la porta fu chiusa, Sirius si ritrasformò in un umano con uno sguardo di dolore tremendo. "Era qui, Remus," disse Sirius con la voce spezzata. "Era terrificato. Posso odorarlo!"
Lupin annuì triste, preoccupato da come la stava prendendo l'amico. "Andrà bene," sussurrò, posando la mano sulla spalla di Sirius.
Sirius scosse via la mano di Lupin, "No, non andrà affatto. Cosa se è - " Sirius crollò e fece un profondo respiro tremante.
"Non lo è. Lo troveremo," disse Lupin convinto.
Sirius annuì ancora, "Mi sento come fossi tornato a Azkaban."
Lupin rimase silenzioso per un momento, incerto su come rispondere a quello. Alla fine decise di lasciare perdere e riprendere le ricerche. "Vieni Sirius, Cambiati di nuovo, può darsi che il tuo naso possa trovare qualcosa che è sfuggito alla squadra del Ministero," gli disse con gentilezza.
Sirius gli dette ragione e si ritrasformò. Annusò ogni camera, puntando e uggiolando per un attimo quando raggiungeva cose di Harry. Lupin lo seguiva un poco indietro, controllando ogni cosa in cerca di qualcosa scordato dal Ministero. "Trova ogni cosa, Padfoot," gli chiese alla fine Lupin.
Sirius scosse la testa schiva, triste. "Proviamo la casa di Arabella. Ho letto prima nel giornale che era stata uccisa nell'attacco,"suggerì Lupin movendosi verso la porta.
Sirius apparve sorpreso, ma scosse la testa e se ne andarono verso la casa di Arabella Figg. Una volta lì Sirius iniziò immediatamente a sentire un odore strano. Esplorò la casa, ignorando i tentativi di Lupin di attrarre la sua attenzione. Il profumo era debole quel tanto da non riuscire a localizzarlo, ma non si mescolava al resto della casa. Poi si fermò, e scoprì che in effetti erano due odori.
"Moony," Sirius esclamò eccitato appena iniziò a informare Lupin, cambiando rapido forma. "Il mare! Posso odorare il mare e un odore di sottofondo di gesso !"
Lupin sorrise appena la luce balenò negli occhi di Sirius, ricordandogli di quando erano più giovani. Era bello vedere salute e speranza tornare negli occhi dell'amico. "Così alla fine sono da qualche parte vicino al mare, disse Lupin pensieroso.
"Devono esserci," gridò eccitato Sirius. "Andiamo! Dobbiamo trovarlo prima che sia troppo tardi."
"Aspetta,"esclamò Lupin, vedendo che Sirius era sul punto di ritrasformarsi di nuovo. "Non sappiamo dove sono fermi. Solo che sono vicini al mare."
"Questo porta a lui," disse impaziente Sirius.
"Sirius, siamo su un'isola," gli rammentò Lupin con voce piana.
Sirius lo guardò sorpreso, per un attimo e poi la sua espressione si intristì appena si rese conto della verità nell'obiezione di Lupin. Sospirò triste e si accasciò in una vicina sedia.
"Cosa era l'altro odore?" chiese Lupin. "Gesso."
"Gesso," ripetè Lupin, sedendosi a sua volta. Prima pensò alle aule, siccome pareva che ai Babbani piacesse usare il gesso per i loro studenti, ma non si adattava bene con l'altro odore. A meno che la scuola non fosse sul mare. Sul mare…
"E' perfetto," esclamò Lupin, fronteggiando Sirius. "Moony?" chiese meravigliato Lupin.
"Le White Cliffs, Padfoot," propose Lupin. "Sono fatte di gesso! E sovrastano la Manica!" "Perfetto," esclamò Sirius con una smorfia.
Lupin rimase in piedi mentre Hedwig volava dentro passando dalla porta che avevano lasciato in parte aperta. Hedwig volò diretta da Sirius e posò una lettera nel suo grembo.
"Cosa dice?" gli chiese Lupin mentre Hedwig gufava triste e gonfiava le piume.
"E' di Dumbledore," gli disse Sirius. "Ha detto che Snape è andato. Dumbledore pensa che sia stato catturato da Tu-Sai-Chi, mentre probabilmente cercava di salvare Harry."
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Harry si svegliò dal torpore provocato dalla malattia per scoprire che non era stato tutto un sogno. L'insegnante che più odiava era venuto a salvarlo - ed era stato catturato a sua volta. La luce che baluginava dentro sembrava la stessa che c'era prima, così si immaginò di essere stato fuori combattimento per poco tempo.
"Finalmente sei sveglio, vedo,"gli disse Snape con tono di voce annoiata.
"Cosa è successo ?" gli chiese Harry, ancora confuso sui particolari.
"Sei stato così male da svenire," gli disse acido Snape, combattendo un'altra volta con i suoi legacci.
Per un istante Harry ebbe l'idea che Snape non fosse arrabbiato con lui, ma svanì nella delusione portata dalla sua malattia. "Come…"Harry iniziò a chiedere mentre iniziava a allungarsi verso il tipaccio che era tornato ad essere il suo professore, "Quanto… sono stato… svenuto?"
"Tutto il giorno," mugugnò Snape. "Stai giù, Potter. Vuoi ammazzarti ?"
"Tutto… il giorno," ripeté Harry, respirando con affanno. Smise di muoversi e guardò verso la luce debole, "Ma…. La luce… è come… c'era prima."
"E' il tramonto, Potter." Snape gli rispose irritato.
Harry sospirò, si riscosse, e iniziò a provare a muoversi verso Snape, di nuovo. Perlomeno era lì, e se solo poteva girare il suo corpo, presto sarebbe stato capace di raggiungere i legacci di Snape. "Pensavo d'averti detto di stare fermo, Potter," grugnì Snape con una voce che, in qualsiasi altra occasione, avrebbe fatto scavare una buca per nascondersi a Harry.
Harry si fermò per ansimare un attimo e cacciò un lamento. Non stava affatto bene. Sapeva di essere parecchio malato, ma almeno lo stomaco contorto gli evitava di avvertire la fame che lo perseguitava da un tempo che pareva infinito. "Lo …hai fatto…" disse in un respiro Harry, sentendosi come se potesse star male in ogni momento. Invece di continuare la sua risposta, Harry decise di continuare a muoversi e finalmente raggiunse il professore. "Dove… I legacci?" gli chiese Harry, desiderando di essere ancora con quei Dursley per la prima volta nella sua vita.
"Potter," Snape aveva la voce che suonava come se non volesse altro che strangolare il suo giovane studente, ma si mosse in modo che le mani di -Harry, che stringevano, potessero trovare i legacci. Quando Harry ebbe allentato abbastanza dei nodi tanto che Snape poté muoversi di nuovo, questi iniziò a borbottare parole di delitti e torture. Sfortunatamente, Harry non poteva più dire chi erano e perché ce l'avevano con lui. Era così stanco e aveva freddo. Harry tremò e si concentrò sul tenere lo stomaco dove Dio lo doveva aver messo. Gemette quando Snape lo voltò sulla schiena. Snape imprecò sentendo la pelle di Harry che scottava, "Muoviti, Potter. A meno che non preferisca restare qui e morire lentamente."
"Sembra proprio una buona idea…" rispose flebile Harry.
Snape imprecò ancora e sollevò Harry tra le braccia. "Professore," Harry lo chiamò appena un' improvvisa ondata di nausea lo stava sopraffacendo, "Sto per vomitare!"
"Non provarti a farlo sopra di me, ragazzo,"disse Snape con tono di voce fermo, mentre si affrettava verso l'entrata.
Una volta fuori, Snape sdraiò Harry e lo aiutò a vomitare nella sabbia. Harry pensò dopo tutto che Snape poteva essere davvero simpatico, quasi quanto un padre, mentre lo sorreggeva e gli puliva la faccia. "Grazie," gli disse Harry, flebile.
"Può darsi che sarai attento alle mie lezioni d'ora in avanti, Potter," gli disse Snape rendendogli gli occhiali. Era buio ora, ma Harry riuscì a mettersi in piedi con l'aiuto di Snape. Appoggiandosi pesante su Snape, iniziarono a defilarsi insieme, mentre per la prima volta da quando Snape lo aveva trovato, si chiedeva cosa stesse succedendo. "Profes-," Harry iniziò a parlare, quando un'improvvisa oscurità iniziò a sopraffarlo.
"Potter," sentì gridare Snape appena lui sentì che scivolava a terra. Harry colpì la sabbia soffice e si meravigliò rapido dello sguardo preoccupato di Snape, mentre l'oscurità alla fine lo riprendeva ancora una volta.
La Grande Fuga 3
LA NUOVA RICERCA - The New Search
La figura scura se ne andò lenta, camminando allontanandosi dalla scogliera, osservando con attenzione il sentiero in modo da non inciampare. Era buio e il percorso era abbastanza accidentato da mandare chiunque a rotolare come una palla L'attenzione della figura scura era così presa, in effetti, da non fare caso alle altre due figure che si delineavano nelle ombre guardandola passare per il sentiero, La figura non permise neppure alla sua mente di pensare alla propria condizione precaria fino a quando non raggiunse la spiaggia. Là era al sicuro, certa di contemplare cosa l'Oscuro Signore. Avrebbe fatto l'indomani, quando avrebbe ricevuto la notizia e Harry Potter. Un sorriso malvagio si allargò sulla faccia pallida della figura scura, nascosta nelle profondità del cappuccio, mentre si immaginava il successo. L'Oscuro Signore probabilmente l'avrebbe fatto suo braccio destro. E forse si sarebbe evitato pure la tortura richiesta per diventare tale. La figura scura decise che quell'idea gli piaceva di più di quanto sarebbe potuto accadere se l' Oscuro Signore fosse stato sempre arrabbiato per quanto i suoi compagni avevano provato a fare.
"Pazzi," mormorò la figura scura quando finalmente raggiunse la caverna. Si arrampicò dentro e si scontrò con le visioni dello scontento dell'Oscuro Signore invece che con quelle dell'avvilimento dei prigionieri, dato che lì non c'erano più prigionieri da poter avvilire.
"No!" gridò la figura inorridita. "Saranno qui domani notte! Dovranno essere qua, o sarò morta !" Una rapida ricerca nella caverna si concluse senza prove, ma non altrettanto il saltar fuori dalla grotta. Cadde proprio acanto a una pozza di sporco e sangue. La figura ghignò in un momento di speranza. I due sarebbero stati rallentati dalla malattia del ragazzo. C'era sempre una speranza!
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Snape un po' trasportò e un po' trascinò Harry svenuto su per il sentiero, verso le zone abitate. Ignorò il dolore al polso, che probabilmente si era rotto per la sua prima caduta, se non per il doloroso sorreggere Harry nella grotta, e trattenne il corpo un po' più vicino al suo. Snape era seriamente preoccupato per il ragazzo. Aveva fatto caso, mentre vomitava, che c'era anche del sangue. E c'era il fatto che era svenuto almeno due volte. Snape doveva trovare la casa di uno stregone velocemente, prima che Harry morisse. Snape tremò dallo spavento al pensiero di Harry morente. Poteva aver fatto di tutto per rendere misera la vita del ragazzo, ma non poteva accettare l'idea di lui che moriva. Harry era ritenuto benedetto, come se niente potesse toccarlo. Ma la vita non era così liscia da permettere che Harry mai venisse toccato: poteva succedere e sarebbe accaduto. E stavolta, se fosse accaduto, sarebbe stata sua: colpa di Severus Snape. Non avrebbe dovuto permettere a loro di catturarlo a metà del salvataggio. Era la mossa più stupida che avesse mai fatto, seconda solo all'essersi unito a Tu-Sai-Chi tutti quegli anni prima. Se solo avesse fatto più attenzione a quanto lo circondava, ora avrebbe avuto Harry al castello, nelle mani capaci di Madama Chips. Harry iniziò a gemere contro lui e Snape si fermò a un lato del sentiero per sdraiarlo sull'erba soffice che bordava la via. Erano sulla stradina che portava indietro verso il villaggio e il pub dove Snape era arrivato con la Polvere Volante.
"Potter," disse lieve Snape, sperando di non attirare attenzioni. I loro carcerieri dovevano aver scoperto che se ne erano andati e dovevano essere di già sulle loro tracce. Harry gemette e tossì piano, affiorò un poco di sangue.
Snape imprecò, "Stai male, vero, ragazzo ?"
Harry guardò sorpreso quanto Snape, per il tono di voce così dolce. Al momento era davvero simpatico!
"Professore," iniziò Harry, debole. "Perché stai facendo questo?"
"Facendo cosa?" gli chiese Snape in un sussurro, mentre gli puliva il viso.
"Prenderti cura di me. Salvarmi," gli disse Harry.
"Questo può sorprenderti, Potter," gli sibilò Snape,"Ma non sono un mostro. Se devo insegnarti, devi essere vivo perché lo possa fare."
Harry tossì quasi ridendo, "Non ho mai dormito alle tue lezioni. Dovevo tenere occupato Malfoy."
Snape tenne un piccolo sorriso a quelle parole, i due ragazzi gli ricordavano sempre di quando andava a scuola. Suppose che non sarebbero mai cambiati. "Basta con le chiacchiere," gli disse Snape, rude. "Dobbiamo trovare una casa di stregoni."
Harry annuì e con l'aiuto di Snape, si mise in piedi. Insieme iniziarono a fare la via del ritorno, anche se Snape era sicuro che erano andati più svelti quando trascinava Harry. Da parte sua, Harry faceva tutto il possibile semplicemente per continuare a muoversi e non cedere all'impulso di dare di stomaco. Dopo circa un'altra ora, Snape occhieggiò una luce dritta davanti a loro. Galleggiava come in mezzo al nulla e, quando Snape si fece più vicino, vide che pareva simile a una casa di maghi. Sorrise cupo e trattenne Harry più vicino a sé. Harry gemette e sussurrò, "Professore, è una casa, quella?"
"Sì Potter. Di solito la gente non spenge la luce e il camino," rispose Snape mentre faceva caso al fumo che saliva pacifico dal comignolo della casa.
Harry mormorò e prese un respiro profondo per chiedere, "Ci fermeremo qui?"
Snape si fermò per considerare la domanda. Avevano bisogno di trovare un camino di stregone per fare ritorno al castello, ma aveva progettato di usare lo stesso da cui era giunto. Sapeva che quel camino era sicuro, senza dubbio, mentre non sapeva se questa casa lo era. Forse quello era il posto dove vivevano i restanti membri della banda di rapitori, siccome non poteva vedere nessuno che desiderasse far affari con Voldemort vicino a qualsiasi osteria Babbana della zona. Snape guardò di nuovo Harry e scosse la testa. Harry era inzuppato di sudore e sembrava che potesse prender fuoco da un momento all'altro. Era mezzo morto in piedi e il continuo tossire e il respiro affannato facevano credere a Snape che quella frase potesse presto essere più di una metafora. Snape sospirò e sollevò Harry in una posizione migliore sotto il suo braccio, considerando quanto appariva piccolo il ragazzo. Ripartì in avanti di nuovo, strappando un dolorante singhiozzo di sorpresa da Harry. "Andiamo dentro," mugugnò Snape, sconfitto. Ma si promise in silenzio di essere assolutamente certo che la casa fosse sicura, prima di trascinarci dentro Harry.
Dopo poco arrivarono alla casa e Snape si diresse a un mucchio di cespugli sotto una finestra. "Resta qui," gli disse Snape. "Torno subito."
"Ma, Professore," protestò Harry, faticando per mettersi seduto. "Potter, fai quello che ti dico, per una volta nella tua miserevole vita, prima che tu riesca a farci ammazzare tutti e due," grugnì perverso.
Harry parve estremamente sorpreso e un poco obbediente prima che si riaffondasse nei cespugli e permettesse in silenzio al suo professore di coprirlo con i rami. Snape aveva appena terminato e stava andandosene grato che il ragazzo alla fine avesse fatto quello che lui gli aveva detto, quando una voce esile lo chiamò, "Professor Snape...?"
Snape mugugnò e si voltò attorno, pronto a fronteggiare il pericolo, quando le successive parole di Harry lo misero ai ferri corti. "Per favore, stai attento."
Nessuno, nemmeno Dumbledore, era mai stato capace di fermare Snape nei suoi modi più diretti, ma Snape era rimasto ammutolito nello scoprire che questo era quanto era riuscito a fare il giovane Poter. Con poche semplici parole, dette piano, Harry Potter aveva fermato il Professor Severus Snape nel suo agire e aveva anche procurato un poco di calore che si era diffuso nel cuore da tempo gelido. Insicuro su come rispondere, Snape si voltò per la sua missione e si diresse nervoso attorno alla facciata della casa, certo che poteva essere visto dagli aspiranti Mangiamorte in qualsiasi momento.

LA CASA - The House
Snape avanzò fino alla porta principale e bussò, sentendosi proprio come se fosse un pezzo di esca che Hagrid usava per attirare gli animali alle trappole Anche se sapeva assai bene che se fosse stato catturato, non avrebbero usato i metodi umani di Hagrid. Snape non voleva morire in quel modo e sapeva di non poter lasciare morire Harry. In qualche modo, quella prospettiva era ora più dura per lui di quanto non fosse apparsa prima della supplica di Harry. Snape cambiò il peso da una gamba all'altra e per una volta desiderò di essere stato in migliori rapporti con Harry e con i suoi genitori. Adesso non sarebbero stati in questa situazione. Svelto scacciò quel desiderio appena si rese conto di cosa stava pensando. Il ragazzo si stava affezionando a lui. Prima sapeva d'esser parte degli ammiratori di Potter, dandogli la spinta per andare avanti. Ancora, Snape non poteva fermare il tremito che lo attraversava al pensiero della morte di Harry, e lo attribuì al deciso gelo dell'aria marina di notte. Nessuno rispose alla porta, ma Snape poté vedere attraverso una finestrella nella porta che quella era proprio una casa di stregoni. Poteva vedere un mantello invernale pendere da un appendiabiti nell'ingresso principale e una candela spenta fluttuava sopra il centro dell'ingresso. Snape si guardò attorno nell'oscurità che avanzava, cercando qualsiasi segnale che qualcuno avrebbe potuto lasciare qualcuno che non voleva esser trovato da lui appena avesse sentito il primo bussare. Non vedeva nessuno e così decise di bussare più forte, solo nel caso che l'abitante della casa fosse andato a letto presto. Quando gli fu chiaro che non giungeva risposta alcuna, Snape si guardò attorno per un segno di vita. Non c'era niente d'altro. Avanzò sul fianco della casa, controllando qualsiasi finestra trovasse, nel caso una fosse rimasta aperta. Alla fine, dopo quelle che sembrarono ore di noiosa ricerca, ne trovò una che non solo era stata lasciata senza serratura, ma era anche spalancata. Un'occhiata in più attorno per accorgersi se qualcuno poteva vederlo, sia da dentro che da fuori della casa, e Snape scivolò attraverso la finestra. Un senso di necessità lo spingeva a indecorose misure pur di uscire dalla visuale rapidamente, e una necessità ancora più impellente lo trascinava alla ricerca di un modo per portare Harry fuori pericolo. Snape aveva avuto ragione, a pensare che quella fosse una casa di stregoni. Un'intuizione che fu subito giustificata, appena vide il fuoco nel caminetto che era collocato nella stanza accanto a quella dove stava. Era un fuoco largo e blu che veniva tenuto a posto per magia così da poter bruciare tutto il giorno senza la preoccupazione del proprietario di non farlo espandere a tutta la casa. Sopra la cappa posavano ninnoli, molti dei quali servivano per lo stesso caminetto. Snape avanzò svelto verso di loro e prese un barattolo squadrato, rosso; lo trovò pieno di Polvere Volante.
Snape ghignò trionfante per la scoperta e sollevò la mano per rimettere a posto il barattolo quando la vide - la sua bacchetta. La sua bacchetta giaceva proprio dietro a dove stava il barattolo e dietro questa stava posata la bacchetta di Harry. Gli occhi di Snape si sbarrarono e il sorriso svanì nella solita espressione acida. Si allungò e prelevò la bacchetta dalla cappa, insieme a quella di Harry, prima di rimettere a posto il barattolo di Polvere Volante. Costringendosi ad agire, piuttosto che a osservare la situazione, svelto nascose la sua bacchetta tra le vesti e si diresse alla finestra sotto cui giaceva Harry. Svelto aprì la finestra e si sollevò forzandosi a passarci, preparandosi a saltarne fuori.
"Hai scelto la casa sbagliata, lo sai ?" fece la voce morbida dell'effettivo rapitore, da dietro le spalle di Snape.
Snape volse la testa verso la voce. C'era l'oscurità dell'ingresso principale dove stava la figura scura, ancora ammantata, la sua bacchetta alzata e pronta. "Tu…" mugugnò Snape per mancanza d'altro da dire.
"Sì, io," rise la figura scura. "E allora, dove sta il ragazzo?" chiese, ricordando a Snape che Harry era in salvo dietro le finestra.
"Potter e io ci siamo divisi," grugnì più forte che poteva, tutto tranne che gettare la bacchetta di Harry, che stava nella mano nascosta dal suo corpo, abbassata. Gli occhi di Snape si sgranarono quando udì un debole "Oh," ma si accorse dalla mancanza di reazione della sagoma scura, che non aveva sentito niente.
"Con quel ragazzo malato come era," disse incredula la figura scura, avanzando lenta verso Snape nell'oscurità quasi totale. "Sinceramente dubito. Di certo lo avrai nascosto da qualche parte, mentre cercavi aiuto."
Snape lottò per mantenere l'espressione dura sul viso mentre una sensazione di panico minacciava di sopraffarlo. 'Harry è in salvo' si disse Snape mentre rilanciava, "Te credi mi importi come si sente quel ragazzo spocchioso? Ho da badare alla mia vita."
La figura scura si levò orribile per un istante, prima di parlare, come se stesse pensando, prima di rispondere con la voce gelida, "No, a te preme. O non ti saresti disturbato a venire per salvarlo."
"Tu-Sai-Chi ha ordinato a tutti i Mangiamorte di trovare e catturare Harry Potter" , gli rivelò arrabbiato Snape.
"E' stato già catturato per Tu-Sai-Chi", affermò arrabbiata la figura scura. "Lo ho avuto nelle mani !"
"Tutto sotto controllo," sghignazzò Snape. "Stava morendo e l'Oscuro Signore vuole Potter vivo così può ucciderlo con le sue mani."
"Così tu lo nascondi," disse trionfante la sagoma scura. Snape imprecò silenzioso mentre la faccia si torceva in uno sguardo di estrema malizia.
"Io non ho Harry Potter," mugugnò di nuovo.
"Scommetto che lo hai," disse la figura scura, le sue parole che saltavano per la gioia. "E scommetterei pure che è nascosto nei cespugli sotto quella finestra."
Qualcosa improvviso scattò dentro Snape, che si scagliò contro la figura scura. Questa lanciò una semplice maledizione che lo spedì fuori direzione dritto nel muro vicino. Snape scivolò sul pavimento col sangue che scorreva sulla faccia dal naso aquilino, ora colpito. La figura scura iniziò a ridere mentre andava alla finestra. "Vedo che ho ragione."
Snape lottò per mettersi seduto,ma si appoggiò sul polso spezzato e crollò sul pavimento dal dolore.
"Bene, sono certo che un traditore vivo potrà rimpiazzare un deceduto Ragazzo-Che- Sopravvisse" rise la figura scura, ora alla finestra.
"No," Snape mormorò, quasi impercettibile. Con fatica si mise a sedere, la testa che girava, il polso che doleva. "Harry."
La figura scura puntò la bacchetta fuori dalla finestra, verso i cespugli. Poi, con indicibile orrore di Snape, gettò un grido acuto, "AVADA KEDAVRA!"
IL DUELLO - The Duel
Sirius e Lupin finalmente arrivarono all'Osteria del Mago Bianco, la taverna gestita da maghi che era vicina alle White Cliffs, ed era l'una e mezza. Inutile dirlo, l'oste stava chiudendo. "Cosa c'è?" disse assonnato mentre scendeva le scale. "Non sapete che è da rozzi arrivare così tardi senza avvertire prima?"
Lupin carezzò la testa canina di Sirius e rispose sussurrando, "Mi spiace, signore. Siamo in affari urgenti. Io e il mio cane stiamo cercando un ragazzino rapito."
Quelle parole impressionarono poco l'oste, ma sua moglie, che l'aveva seguito, ansimò e tenne la sua vestaglia stretta al petto. "Quel povero ragazzo," esclamò. "Voi sapete chi lo ha preso ? Lo avete rintracciato ?"
Lupin annuì. "Ho motivi fondati di credere che sia stato portato qui. Chi lo ha preso, non posso dirlo. Hai visto qualche tipo sospetto qua attorno ?"
" A parte te, nessuno." Sbuffò l'uomo. "No."
"Bene…" disse la donna, pensierosa, "C'era quell'uomo. Aveva la pelle pallida, trasparente, e capelli untuosi. Pensavo che potesse farsi uno shampoo e gli avrei fatto cena io stessa, era piuttosto magro."
Lupin dovette sorridere a quelle parole, non solo conosceva di chi stava parlando, ma in qualche modo aveva reso l'idea. La donna era piuttosto grassa e di certo pensava che tutti dovessero esser grassocci a meno che non stessero morendo di fame. "Era da solo, credo," continuò, "Ha catturato la mia attenzione poiché aveva davvero fretta."
"Quanto tempo fa è passato ?" le chiese Lupin.
"A un'ora decente, a differenza di certa gente, disse l'oste sbadigliando. Di certo non gradiva vedere il suo sonno interrotto.
"John," ansimò la moglie. "Pensa a quel povero ragazzo, cosa devono star passando i suoi genitori." Si voltò verso Lupin e Sirius, "venne circa all'ora di cena. Non lo avevo mai visto prima."
"Grazie,"disse Lupin. "E posso chiedervi un'altra cosa?"
La donna sorrise apertamente, le labbra che dividevano la faccia tonda quasi a metà, mentre il marito sbuffava. Non voleva davvero venir disturbato nel sonno. "Vai dritto, giovanotto," disse a Lupin.
"Per favore, da che parte sono le White Cliffs?" chiese Lupin più gentile che poteva. La moglie dell'oste gli disse,"Segui il sentiero a destra, quando esci di qui."
"Grazie", disse all'oste e a sua moglie. " Dispiaciuto d'avervi disturbato così tardi. Buona notte."
"Buona notte per poco… è mattino." fece sonnacchioso l'oste.
"Assicurati di trovare quel povero ragazzo, ora," disse la donna mentre Lupin se ne andava con Sirius. Lupin annuì educato e proseguì il suo cammino fuori della porta e poi sul sentiero. "Bene, disse Sirius, trasformandosi immediatamente appena furono fuori di vista, "Come minimo, siamo sulla traccia giusta."
"Sì," fu d'accordo Lupin, "Severus deve aver trovato Harry e deve essere stato catturato."
"Quando troveremo il tipo, troveremo Harry," convenne Sirius, prima di ritrasformarsi in un cane nero. I due ripresero la via, un senso di urgenza che di nuovo gravava su di loro.
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Snape ci mise un momento per rendersi conto che l'urlo nella sua testa era la propria voce. Gli occorse un periodo più lungo per capire che non era nella sua testa. Riempì la stanza, le orecchie e invase la notte fuori, facendo fuggire gli uccelli addormentati dagli alberi vicini.
"Sapevo che sarebbe stato lì," disse la figura scura appena il grido si zittì.
Il tremito iniziò a sommergere Snape mentre fissava con odio la figura scura che lo sovrastava e rideva trionfante. A parte il tremito, non poteva sentire più niente, e presto anche il tremore scomparve. La risata della sagoma scura prese a calare, e si voltò di nuovo verso la finestra, "Vediamo come il beniamino di tutti, il Ragazzo-che-sopravvisse appare nelle braccia della morte. Molto dolce, immag -"
"Cosa???" gridò all'improvviso la figura scura, saltando veloce dalla finestra.
La sensibilità tornò di nuovo in Snape, sopraffacendolo. Estrasse la bacchetta e, puntandola al suo nemico, gridò, "Crucio!" Ora fu la figura scura a gridare, anche se scomparve a capofitto fuori della finestra.
"Quello era il mio ragazzo," mormorò Snape amareggiato appena riuscì a mettersi in piedi. La rabbia gli aveva schiarito le idee e sradicato qualsiasi dolore provenisse dalle ferite. Snape si ritrovò capace solo di provare odio verso quello che aveva ucciso Harry Potter. Harry Potter, che era solo il Ragazzo-Che-Sopravvisse, il ragazzo che in qualche modo aveva preso il cuore di Snape. Che si era infilato nella sua anima ed era divenuto come suo figlio. Snape era furioso. Era furioso con sé stesso perché non si era reso conto di quanto gli importasse Harry, per non aver capito come mai ancora proteggeva Harry anche quando il suo debito col padre di Harry era stato ripagato.
Camminò fuori, non ancora davvero consapevole di quello che stava facendo, mentre attraversava la soglia della porta principale. Camminò in una nube rossastra fino a che non si infilò nei cespugli dove era caduta la figura scura, dove Snape aveva lasciato Harry. Là la sua vista e i suoi pensieri si schiarirono, appena si rese conto che né Harry né la figura scura erano lì. Frenetico, gettò lo sguardo attorno, in cerca di Harry. Snape non avrebbe concesso all'Oscuro Signore nemmeno il suo corpo. Come minimo, voleva far avere a Harry un funerale adeguato, e Tu-Sai-Chi non poteva privare di quello il ragazzo.
"Non sta qui," disse la voce della sagoma oscura. Snape giro su sé stesso, tenendo alta la bacchetta e sparando una maledizione mentre anche la sagoma scura faceva altrettanto.
Le maledizioni si scontrarono a mezz'aria, respingendosi l'un l'altra e spezzando gli alberi a metà là dove colpirono senza controllo.
"Dove sta Harry?" scattò Snape, la bacchetta ancora levata e pronta.
"Perché non lo dici tu a me?" replicò la figura scura. Per un attimo, Snape fu quasi convinto, ma capì che era un trucco appena la sagoma scura lanciò un'altra maledizione. Si fiondò tra gli alberi vicini e corse. Attorno alla casa, sperando in un briciolo di fortuna, e di ritorno dove poteva essere la sagoma scura. Sperava di prenderla alle spalle, ma era sparita. Snape scrutò la zona per un attimo, prima di riprendere la sua copertura tra i rami. Trovò un buon punto per guardare e attendere la mossa successiva della figura scura, e non ci si era ancora ben piazzato che udì una voce annoiata dietro di lui.
"Finalmente! Pensavo che non avresti mai smesso di girare attorno."
LA CORSA - The Run
Il mare si infrangeva monotono, inconsapevole di quelli che sarebebro stati i destini che, non visti, pure si sarebbero decisi. Ancora più inconsapevole, forse, delle due figure che svettavano sulle scogliere guardando la spuma delle onde e complottando i percorsi di questi destini. La più piccola delle due sagome seguiva quella più alta, questa trasse indietro il cappuccio del mantello e sorvegliò la zona con uno sguardo che fluttuava negli occhi rossi brillanti.
"Padrone," la figura più piccola si azzardò esitante mentre tirava indietro il cappuccio e mostrava la testa stempiata dalla calvizie., "Padrone, ho capito bene o hanno detto che ci incontreranno qui, domani ?"
"Sciocco," ruggì l'uomo dagli occhi rossi. "Devono essere già qui. Troverò il traditore e Harry Potter e ucciderò l'imbecille che pensa di poter fare patti con Lord Voldemort."
"Sì, padrone, sì," fu d'accordo la piccola figura.
"Codaliscia," scattò Voldemort,"vai laggiù, sorcio, e trova dove hanno nascosto il ragazzo e il traditore."
"Subito, Mio Signore," rispose Codaliscia, apparendo un po' confortato dal poter abbandonare la presenza del suo Oscuro Signore. In un attimo, il piccolo uomo fu un topo sottile che zampettava lungo la scogliera, alla disperata ricerca di una via per scendere.
" E fai in fretta," gridò Voldemort al suo pavido servitore prima di tirare di nuovo su il cappuccio. Un sorriso gelido gli attraversò la faccia, uno di quelli capaci di congelare le stesse onde che si infrangevano sulla riva sotto di lui, se solo avessero potuto far caso a lui. Presto Harry Potter sarebbe morto. E con la sua morte, l'intero mondo stregonesco sarebbe stato suo, di Lord Voldemort. Presto avrebbe regnato anche sul mare sotto a lui. Nessuno l'avrebbe fermato appena fosse morto Harry Potter. "Presto," mormorò immaginando la onde arrossarsi col sangue di Harry, "Presto sarà mio."
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Snape ruotò su sé stesso per cercare il proprietario della voce vellutata che stava vicino, dietro di lui. Arretrò per la sorpresa, che si trasformò in shock appena riconobbe la persona che stava guardandolo sorpresa dalla sua reazione. "Harry," Snape rantolò incredulo.
Harry ghignò a Snape prima che un devastante colpo di tosse lo mandasse in ginocchio. Snape accorse a prenderlo tra le braccia, il sollievo che si spandeva nel suo animo.
"Professore?" chiese Harry, la voce strozzata. Forse era così per la tosse, o perché la presa del suo insegnante su di lui era incerta. Snape scosse la testa e allentò la stretta su Harry, ma non lo lasciò andare. Emozioni come nessuna altra da lui sentita negli ultimi anni stavano scorrendo con violenza nel suo corpo e non poteva lasciare Harry, non più di quanto lui potesse smettere di tremare.
"Professor Snape," disse Harry, questa volta più forte, apparendo molto spaventato. "Cosa è successo?"
"Stai bene ?" chiese Snape, dopo un momento in cui ignorò le proteste di Harry.
"Lo stesso di prima, te?" rispose cauto Harry, arretrando sospettoso per stare davanti a Snape.
La sorpresa colpì di nuovo Snape, appena capì di quanto poco si stesse comportando da sé stesso - come era di solito. 'Povero ragazzo deve pensare che il suo insegnante è impazzito.' pensò Snape ricacciando un sorriso. "Sto bene, Potter," gli disse Snape, cercando di riprendere un poco del suo consueto tono aspro. "Come sei sopravvissuto? Mi ricordo che ti avevo detto di stare giù."
Harry si calmò parecchio, anche se pareva un po' scontento, "Mi sono addormentato, ma quando mi hai svegliato per la bacchetta, ti ho sentito litigare con qualcuno, e così ho deciso di trovare un altro posto per nascondermi." Harry parve un po' nervoso sul finire della sua spiegazione e fece seguire una veloce domanda, "Sei arrabbiato, Professore ?"
Snape scosse la testa e diede una strizzatine alla spalla di Harry. Sospirò mentre questi pareva ancora più confuso dal suo piccolo sorriso, e poi sorrise ancora quando gli si gettò addosso. "Cosa faremo ora, Professore? Pensavo di stare per morire solo per aver provato a infilarmi tra questi alberi da quei cespugli, non lo so se riesco a fare molto di più," gli disse onestamente Harry, spossato.
Snape sospirò mentre sorreggeva Harry. Non sapeva se potevano uscire vivi, ma sapeva che quel caminetto nella casa era l'unica possibilità di sopravvivenza per Harry. "Alzati, dobbiamo entrare dentro il caminetto," gli disse Snape mentre lo tirava su.
"Sei diventato così simpatico," commentò Harry mentre si dava da fare per aiutare Snape a sollevarlo.
"Non morirai addosso a me," ringhiò fiero Snape. Per una volta in quella notte, Harry non si ritrasse da Snape. Era troppo sconvolto e troppo malato perché gli importasse di più.
"Perché no…" insistette Harry Snape aprì bocca, per sollecitare Harry dato che si sentiva troppo vulnerabile per rispondere ancora, quando una voce lacerò l'aria della notte.
"Perché ti vuole bene. Tu sei il suo ragazzino."
Snape saltò per la sorpresa, alla voce sarcastica della sagoma scura, poi si maledisse per essere stato preso di sorpresa ancora una volta. Harry guardò con distacco, forse con della curiosità, alla sagoma scura. La sagoma scura lanciò una maledizione ai due, non voleva lasciare loro tempo per combattere di nuovo, ma Snape era pronto per loro. Portando di peso Harry, si defilò tra gli alberi. Corse tra gli alberi, a zig-zag, quando si accorse che Harry era incapace di avanzare nel modo che occorreva per fuggire. Appena fu in vista la fine del sentiero, Snape si fermò al suo limitare e puntò la bacchetta su Harry. Con la magia sollevò sopra gli alberi il ragazzo dall'aria molto malata, e si arrampicò dietro a lui. Appena i piedi sparirono tra le foglie, passò la sagoma scura. Snape ascoltò mentre questa si fermava al limitare del sentiero e imprecava, avendo capito di aver perso di nuovo la sua preda, Subito, Snape affondò i piedi nei rami degli alberi e sparì. Una volta che ebbe concluso di essere in salvo, sollevò Harry, di nuovo svenuto, fino a terra, Rimase lì un minuto, prima di muoversi. Non aveva idea di quale direzione avesse preso quando aveva iniziato a scappare e ora, era perso. Snape sospirò quando scelse una direzione e iniziò a camminare, con Harry disteso in una barella prodotta per magia. Si muoveva rapido, anche avrebbe dovuto andare assai più lento, o meglio scegliere un'altra via, qualsiasi altra via, se solo avesse saputo che stavano tornando verso le scogliere. E verso un molto arrabbiato Oscuro Signore Voldemort.
La Grande Fuga 4
LO SCOGLIO - The Ledge
La notte era bellissima, con una spruzzata di stelle che rimpiazzavano la mancanza della luna. Una brezza soffiava attraverso gli alberi e sulla terra, e portava il profumo dell'Oceano. Si potevano ascoltare parecchie creature della notte zampettare nel sottobosco, vicine agli alberi o nei cespugli. Si sentiva il tubare dei predatori affamati appena gli animali più piccoli si avventuravano più lontano di quanto non sarebbero stati al sicuro. Sfortunatamente, né Snape né Harry potevano godersi la meravigliosa notte d'estate. Harry non si era ancora svegliato dal suo ultimo svenimento e Snape era troppo preoccupato del suo giovane carico da ricordarsi di fare attenzione al sentiero. Così, era solo sorprendente, per lui, esser tornato a piedi verso le scogliere.
"Come ho potuto far questo…" mormorò amaro Snape. Era mezzo tentato di incolpare Harry, siccome il ragazzo sembrava capace di dare problemi, anche in stato d'incoscienza. Snape sospirò, frustrato. Adesso doveva voltarsi e ripercorrere tutta la strada all'indietro senza cercare un certo aspirante Mangiamorte. "Sei stato ben ricompensato di tutti i guai che hai provocato, ragazzo," grugnì Snape rivolto a Harry. Ma ne era convinto solo a metà. Normalmente Snape avrebbe incolpato Harry di qualunque cosa era accaduta, per la sua natura incapace di dire 'buonanotte', ma questa volta Snape si trovò a non avere il cuore di farlo. Harry non si era cercato niente di quanto era accaduto, e Snape sapeva che aveva fatto del suo meglio per aiutare. In ogni caso, Snape gli avrebbe sempre potuto attribuire l'abilità di attirare guai da situazioni in cui altri non riuscivano, così non era così preoccupato dal cambio di sentimenti. Sapeva che sarebbe stato sempre capace di rimproverare il ragazzo più tardi. 'Se sopravvive…' pensò tra sé, scostando un ciuffo di capelli dalla fronte di Harry.
Snape era sempre in piedi vicino al bordo della scogliera, si voltò a scrutare il mare un'ultima volta,di certo chiedendo la forza per entrambi di sopravvivere alla notte, prima di voltarsi e riprendere la via che aveva scelto per ritornare all'Osteria del Mago Bianco. Iniziò, sollevando la bacchetta alta e dietro, mandando Harry più vicino al baratro di quanto non fosse saggio, e si trovò a fronteggiare la sagoma scura.
"Professor Severus Snape. Chi poteva sapere che un traditore come te potesse essere così leale e costante?" chiese retorica la sagoma scura. Snape si incupì e fece scendere lentamente Harry al suolo.
"Se vuoi un duello, lo avrai, pazzo," grugnì Snape. Stava soffrendo per il polso e il mal di testa, era preoccupato fino alla nausea per Harry, era affaticato per il correre. Era pronto a combattere, anche se voleva dire che doveva fare finta di essere Hagrid e spezzare in due quell'idiota. Specialmente se avesse potuto spezzare in due l' idiota.
La sagoma scura rise e sollevò la bacchetta, "Duello? Perché? Ti ho già proprio dove desidero." Mormorò qualche parola che Snape, nella sua rabbia, non poté udire, e poi levò la bacchetta. "Vedi?" e Snape poté sentire la gioia crudele della domanda.
"Harry," rantolò Snape, appena comprese, il terrore addosso. Si voltò lento, consapevole di cosa avrebbe visto. Harry fluttuava sopra il limite della scogliera, era ancora svenuto e assomigliava sempre di più al ragazzino che era.
"Molla la bacchetta," gli disse trionfante la figura scura. Snape lasciò scivolare la bacchetta dalle dita raggelate all'improvviso, lo sguardo che mai lasciava il ragazzo che galleggiava.
"Lascialo andare," disse Snape alla sagoma oscura, con voce morbida. Quella voce era una di quelle che avrebbe sorpreso lo stesso Dumbledore. Era fredda, priva d'emozione, come se, prima di parlare, ogni speranza e fede fossero fuggite via col respiro.
La figura scura squadrò Snape per un attimo lungo abbastanza perché gli occhi imploranti dell'uomo si incrociassero coi suoi, prima di scoppiare a ridere. "E rischiare l'ira dell'Oscuro Signore? Mai," strillò "In fondo, non sopravviverà, anche se ti accontento. Pare che uno dei miei soci si sia lasciato trasportare un po' troppo… " proseguì facendo oscillare un po' il corpo di Harry.
Gli occhi di Snape balzarono su Harry, ma solo per un attimo. "Cosa vuoi dire? Cosa gli hai fatto?" chiese con la stessa voce di prima, ora appena intaccata dalla curiosità attenta.
"Tu -" iniziò la sagoma scura, ma non riuscì a finire che un'esplosione la rovesciò indietro, il cappuccio cadde rivelando lunghi capelli marroni e la faccia tonda di una donna cha appariva familiare a Snape. Fu un attimo, e balzò per acchiappare Harry.
"Harry," Snape gridò mentre balzava, le braccia tese in un disperato tentativo di raggiungere Harry prima che sparisse nello strapiombo. Per quell'istante, nulla esisteva se non sé stesso e Harry. Non fece caso al corpo che gridava di dolore al solo muoversi. Non badò al grosso cane nero che inseguiva la donna sul sentiero verso la scogliera. Non fece caso a uno stralunato Remus Lupin che correva verso di lui. Tutto quello che sapeva era che Harry stava morendo. Harry iniziò a scomparire sull'orlo del baratro, la testa in giù e il corpo ancora floscio. Snape fece un ultimo sforzo col coraggio che gli restava e agguantò…
Agguantò un piede di Harry. Per un istante, Snape non fece niente, poi iniziò a tirare su il ragazzo. Snape sobbalzò e quasi lo mollò quando Lupin si gettò accanto a lui per aiutarlo. Lupin puntò la bacchetta a Harry e, con un incantesimo rapido, lo sollevò in aria e lo fece atterrare con delicatezza dietro di loro.
"Cosa è successo, Severus?" chiese Lupin mentre arrancava verso Harry. Snape non gli rispose. Era troppo occupato ad arrivare da Harry così da poter controllare i suoi danni. Sfortunatamente, cercò di nuovo di posare il peso sul polso rotto, e cadde di fianco.
"Severus," disse Lupin, allarmato.
"Come sta?" riuscì a sibilare Snape, nonostante il dolore.
"Svenuto," rispose Lupin con un sospiro, mentre cercava di sdraiare Snape sulla schiena. Snape non avrebbe voluto avere niente a che vedere con gli sforzi del lupo mannaro, e continuò soltanto a strisciare verso Harry, gemendo," Hanno fatto qualcosa a Harry…"
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Sirius inseguì la donna Mangiamorte giù per il fianco della scogliera, ma si fermò prima di avere raggiunto la spiaggia. Per quanto volesse punire la donna responsabile della sofferenza del figlioccio, era abbastanza calmo da ricordare che non poteva affrontare l'Oscuro Signore da solo. Sfortunatamente, per la donna, non aveva altra scelta che fronteggiarlo, sola e disarmata, in quanto aveva perso tempo prima la bacchetta.
"S-S-Signore," balbettò, crollando in ginocchio per la paura.
Sirius poteva vedere il suo tremore e pensò che sembrava che Hagrid la stesse scuotendo per svegliarla. L'Oscuro Signore sorrise malvagio guardandola, gli occhi scarlatti che si perdevano nelle tuniche nere. "Così tu sei sola?" chiese a bassa voce.
"S-s-s-s-s-s-sì, S-S-S-ignore," balbettò di nuovo , "S-s-sono M-M-Matilda S-S-Snow."
Le ghignò, mandando tocchi gelidi lungo la schiena della donna e di Sirius, "Ricordo Snow e sua moglie… Lui era un Mangiamorte molto leale che morì in mio servizio. E lo era anche sua moglie." Voldemort sollevò la sua bacchetta e gridò, "Crucio!"

FUGA VERSO HOGWARTS - The Hogwart's Escape
Un tremito corse lungo la schiena di Sirius mentre guardava la donna, Matilda Snow, cadere a terra agonizzante. Una volta a terra, si contorse mentre l'Oscuro Signore la sovrastava guardandola gioioso. Voldemort diede in una risata acuta che fece sussultare Sirius dalla paura e dal dolore che la risata infliggeva sull'udito sensibile di cane. Fece caso a Codaliscia che esitava riparandosi contro l'alto muro della scogliera e represse l'istinto improvviso di rincorrere il sorcio.
"Non ricatterai Voldemort, ragazza," disse Voldemort alla Snow, cessando di ridere.La Snow si era raggomitolata come una palla e gemeva. "I tuoi genitori erano così menefreghisti da non insegnartelo," proseguì prima di maledirla nuovamente. Le grida della Snow questa volta causarono il bisogno di latrare per il dolore alle orecchie. Era un bisogno a cui per poco non si arrese. "Dove sta?" chiese velenoso l'Oscuro Signore dopo un minuto. "Non credere di nasconderlo a me."
Snow si ritrasse dall'Oscuro Signore, terrorizzata. Scosse la testa con uno scatto mentre cercava di appallottolarsi di più su sé stessa. Sirius in pratica poteva avvertire la sua paura, mentre guardava i suoi movimenti pieni di terrore. L'aria crepitò di odio e dolore mentre Voldemort malediva la Snow di nuovo. Questa volta la sagoma floscia della donna diede in un'orribile scossa e rimase immobile con un grido mozzato. Per un attimo, Sirius credette che fosse morta, un'altra vittima da aggiungere alla lista dei delitti di Voldemort, poi vide il petto alzarsi e abbassarsi in respiri corti e tremanti. Al saperlo, Sirius si sentì sia sollevato che pieno di rimpianto.
"Tirala su," ordinò Voldemort a Codaliscia, che era ancora occupato a nascondersi nelle ombre della scogliera. "Voglio sapere dove è Potter e l'identità di questo traditore. Se un traditore esiste."
Codaliscia iniziò ad accorrere verso la Snow e un'ondata di terrore attraversò Sirius. Per quanto desiderasse uccidere Codaliscia per quanto aveva fatto, Sirius non voleva essere scoperto da Voldemort. Sapeva di non poterlo sconfiggere, e la sua vita significava troppo per Harry, da gettarla via così senza motivo. Sirius si voltò e corse veloce indietro sul sentiero, sperando che Codaliscia non avesse fatto caso a lui. Corse ben accostato al fianco della scogliera dove aveva lasciato Lupin con Harry. Sperava solo che Harry stesse bene. All'improvviso si ricordò d'aver visto Harry ondeggiare alto sopra lo strapiombo della scogliera e fece uno scatto in velocità mentre una sensazione disperata iniziava a posarsi sul suo cuore.
'Devi essere vivo, Harry. Per favore, vivi.' Sirius implorò in silenzio. Presto sagome inginocchiate a terra vennero in vista davanti a lui e Sirius cacciò un uggiolato felice. Si era dimenticato che anche Snape era lì e pensò che Harry e Lupin fossero semplicemente seduti mentre lo attendevano. Sirius sentì la bile risalire per la gola, appena si fece più vicino e vide che non era Harry che sedeva a terra con Lupin. Harry stava in mezzo ai due uomini, e appariva troppo inanimato per la tranquillità di Sirius. Sirius si precipitò fermandosi a fianco del corpo di Harry e si ritrasformò in uomo. Si chinò con mano tremante per spostare un ciuffo di capelli dalla fronte. La pelle di Harry era calda, così calda che Sirius poté avvertire il calore prima che la sua mano toccasse la carne. Il viso del ragazzo era di un pallore cadaverico e il solo colore che gli tingeva le guance veniva dalla febbre. Gli occhi erano chiusi, privi di qualsiasi movimento oculare che facesse parte di un normale sonno. Il suo corpo era inerte e inzuppato di sudore. Sirius non era proprio sicuro che il suo figlioccio stesse respirando sulle prime, ma presto tirò un sospiro di sollievo, appena vide Harry cacciare un debole e poco profondo respiro.
"Cosa è successo?" chiese volgendosi a Snape.
"Gli hanno fatto qualcosa prima che potessi raggiungerlo. Probabilmente prima che sapessimo che era scomparso." rispose Snape roco.
Snape fece per alzarsi e Lupin immediatamente si mosse per aiutarlo. "Lasciami solo," grugnì Snape e lo scosse via.
Sirius si accigliò, la rabbia verso il trattamento del suo amico si sollevò molto più facilmente del solito a causa della preoccupazione. "Sta cercando di aiutarti," Disse Sirius a Snape, rovente più di quanto avesse potuto. " Potresti come minimo far finta di essere grato."
Snape semplicemente guardò Sirius con gli occhi scuri, imperscrutabili. Lo sguardo non poteva essere infuriato, era così privo di emozioni, ma per qualche ragione Sirius trovò che lo turbasse più di qualsiasi altra cosa potesse aver mai fatto.
"Cosa hanno fatto a Harry," gli chiese Sirius, sforzandosi per fare la voce minacciosa.
"Non lo so," disse calmo Snape." Sulle prima, pensai che fosse solo malato. Non mi resi conto di quanto stava male fino a quando non scappammo dalla grotta. Così avevo pensato che fosse solo malato da quando era con i Babbani e poi dopo nella caverna."
"Caverna?" Lupin lo interruppe.
"Lo ho trovato in una caverne nascosta in basso in queste scogliere," rivelò Snape.
Sirius imprecò forte, il che parve scuotere Snape dal suo stupore, sobbalzò e si riprese.
"Perché stiamo bighellonando qui?" mugugnò irritato Snape. "Ogni momento che perdiamo qui per educare questo rozzo, è un momento del tempo che rimane a Harry che stiamo sprecando."
'Harry,' pensò Sirius, sorpreso, 'E da quando Snape lo chiama Harry?' Sirius aprì bocca per dare voce ai pensieri, ma la chiuse appena Snape usò la bacchetta magica per sollevare Harry su una barella invisibile, rammentandogli ancora una volta la sua condizione di padrino.
"Lo prendo io," disse Lupin, muovendosi per prendere Harry da Snape con la sua bacchetta. Snape si incupì guardando Lupin così che questi arretrò rapido e Sirius si domandò come potesse essere ancora vivo dopo un simile sguardo velenoso. La rabbia inondò Sirius all'occhiata, ma semplicemente questi si cambiò in cane. Non c'era tempo di iniziare inutili litigi, dovevano salvare Harry. Avrebbero potuto litigare in seguito. Camminarono per tutto il lungo cammino indietro verso la locanda, con solo un'occasionale fermata per controllare sia Harry che Snape, Sirius non aveva fatto caso prima, ma anche Snape era ferito malamente. Solo non avrebbe mai permesso a Lupin di prendergli Harry. Sirius non sapeva cosa lo turbasse di più, se la determinazione di Snape a salvare Harry in prima persona, o il fatto che Harry fosse ancora svenuto. E questo disturbava Sirius più di tutto. Perché poi doveva essere infastidito che Snape proteggesse Harry con tanto fervore. Probabilmente, per lui era solo un fatto d'orgoglio. Tutti sapevano che Snape odiava Harry, e non sarebbe cambiato in una notte. O no? La tensione guastava la notte bella senza paragoni, i colpi di tosse di Harry che la incidevano per aggiungere preoccupazione evidente.
Quando alla fine i quattro raggiunsero la porta della taverna, mancava poco all'alba, e si sentivano come se fossero passati anni dall'ultima volta che avevano riposato. Lupin balzò verso la porta e bussò forte. Si sentì un fragoroso "THUMP"seguito da accese bestemmie con la voce senza dubbio arrabbiata del taverniere assonnato. Qualche momento dopo, la voce fu seguita dalla sua faccia irata, quando aprì la porta.
"Voi di nuovo," ringhiò. "Non potevate aspettare almeno un'ora più decente ?"
"No," scattò Snape, prima che Lupin avesse la possibilità di aprire bocca. Snape stava usando una voce che se mai avesse usato in alcuna delle sue lezioni, il povero Neville Paciock sarebbe morto di paura. "Non vedi che abbiamo un ragazzo malato qui? Spostati da lì, idiota. Dobbiamo aiutarlo," proseguì Snape, molto fiero.
Gli occhi del locandiere si aprirono impauriti mentre stava davanti a Snape. Pareva così determinato da non spostarsi, quando all'improvviso fu scansato dalla moglie, che sbucò. "Un ragazzo? Avete trovato quel povero ragazzo," strillò la donna pienotta, gli occhi che gridavano preoccupazione. "Dove sta?"
"Qui," le rispose Lupin,"ma è molto malato. Dovremmo usare il vostro caminetto per aiutarlo in fretta."
"Oh, certo, certo," esclamò la donna e iniziò a correre verso la stanza principale. "Vi accenderò il fuoco."
Sirius seguì Lupin e Snape, gettando un ringhio spietato al taverniere. Si mostrò cocciuto nel deriderlo quando l'uomo impaurito quasi si storse un piede e corse a chiudere la porta principale. "Smettila di terrorizzare il povero oste, Snuffles,"gli disse pigro Lupin mentre guardava Snape adagiare Harry su un tavolo.
"Lo terrò io," disse Lupin a Snape, appena il fuoco fu pronto, "Potrò tenere una presa migliore della tua che hai un polso rotto."
Snape sembrò sul punto di arrabbiarsi, poi però si ritrasse e permise a Lupin di sollevare il corpo di Harry. La donna gettò Polvere Volante nelle fiamme e Lupin saltò dentro, trattenendo il corpo di Harry contro di sé e sistemandolo al meglio per il viaggio. Una volta che si fu stretto Harry addosso, chiamò, "Hogsmeade,"e sparì.
La donna gettò altra polvere nel fuoco e sorrise a Snape, "Ora prenditi cura del ragazzo e di te." "Grazie," le disse Snape mentre saltava nel fuoco con Sirius.
Sirus permise a Snape di posare un braccio attorno al suo collare e chiuse gli occhi mentre Snape chiamava roco, "Hogsmeade."
Si fermarono a mala pena abbastanza da far sapere a Madama Rosmerta de Le Tre Scope, prima che partissero per Hogwarts, Snape in testa con Harry di nuovo sulla barella magica.
"Ultimamente sei molto protettivo verso Harry, Severus," gli sussurrò Lupin. Poteva aver parlato al vento, per quanto lo considerò Snape. Snape semplicemente continuò a salire il sentiero verso la cupa, confortante sagoma di Hogwarts. Finalmente, quando avevano quasi raggiunto il castello, Snape disse deciso, " Non lascerò che nessuno gli faccia del male quando posso fermarlo, mannaro."
Sirius e Lupin erano così spaventati che mancarono uno scalini e inciamparono dietro a Snape per un attimo. Sirius sedette mentre Lupin proseguì. La sua mente era un vortice di pensieri mentre guardava le porte del castello aprirsi per far entrare Snape e Lupin. Sapeva che qualcosa era cambiato in Snape, ma non riusciva a immaginare cosa. Tutto quello che sapeva, era che lo agghiacciava. Snape e Lupin erano dentro e solo Dumbledore era rimasto in piedi nell'atrio. Sovrastava Sirius fissandolo con occhi tristi e seri. Quello, ancor più del comportamento strano di Snape, portavano il senso di terrore nel cuore di Sirius. Era come se lo avessero gettato di nuovo in Azkaban, solo senza la consapevolezza di essere innocente a proteggere la sua salute mentale. Sirius si levò e corse svelto quanto le sue zampe permettevano verso l'infermeria. Una volta lì, rallentò per fermarsi dietro Lupin, guaendo alla vista di Snape seduto nel letto accanto a quello di Harry. Sirius camminò accanto al fianco del letto di Harry, cercando di restare quanto più possibile vicino, per quanto potesse rivendicarlo, mentre faceva spazio a Madama Chips per lavorare sul ragazzo. Snape sbuffò per il suo comportamento, ma Sirius era orripilato nello scorgere qualcosa di molto simile alla paura nello sguardo scuro e indurito dell'uomo. 'Harry è salvo,' iniziò a cantilenare tra sé,'non lo perderò. Non perderò il mio figlioccio. Il figlio di James non morirà."
Sembrò un'eternità, ma dovette essere stata solo un'altra ora con Madama Chips indaffarata, e Sirius le sentì sospirare e si ritrasse. Aprì gli occhi e girò lo sguardo preoccupato su di lei, mentre le cercava gli occhi per un filo di speranza.
"Madama Chps?" chiese Dumbledore, fissando Sirius per l'ennesima volta in quel giorno. Sirius, da parte sua, non si mosse.
"Va male," disse Madama Chips, scuotendo il capo.
'No,' Sirius implorò silenzioso. 'Dì che starà bene. Dì che dovrà dormire ancora per un pel po'. Dì che sarà zoppo per il resto della sua vita. Dì qualsiasi cosa, ma non -' E poi un tremito d'orrore attraversò il corpo di Sirius ccome un'onda di angoscia che si impossessò del suo cuore e esplose in un lungo, forte ululato di disperazione. Aveva detto l'unica cosa che non voleva sentire.
"Harry è stato avvelenato, e io non conosco alcuna cura."
IL VELENO - The Poison
L'infermeria era stranamente silenziosa, forse per rispetto dello stesso ultimo silenzio, la Morte. Ogni uomo o donna era desolato e pallido rispetto a come di solito appariva e sembrava perso nei propri dolori per un momento. Snape stava in piedi, sanguinante e debole, accanto al letto di Harry, come se fosse un angelo scuro capace di scacciare la Morte. Sembrava che combattesse con le sue emozioni, ma nessuno, nemmeno Dumbledore, lo conosceva abbastanza bene da stabilirlo. Sirius ora giaceva sui piedi di Harry, come se il suo corpo avesse potuto trattenere l'anima del ragazzo dall'andare via. Non poteva nemmeno piangere come un bambino perché il suo dolore era grande, così grande da renderlo cieco alle attenzioni di Madama Chips. Lei, da parte sua, non aveva a cuore che un cane stesse sui piedi del suo paziente, che stesse morendo o no. Lupin appariva semplicemente sconfitto, la faccia pallida ancora più pallida e i suoi occhi che mai lasciavano Harry o Sirius. Come loro, non voleva perdere Harry, era troppo giovane, ma oltre a temere quello, temeva anche un'altra possibilità. Cosa sarebbe successo a Sirius quando Harry fosse andato? Harry era la motivazione più grande che teneva vivo il suo amico, a parte lui…
Dumbledore stava in piedi, triste e solenne, nell'andito, gli occhi blu che non ammiccavano. "Che veleno è, Madama Chips?" chiese a bassa voce Dumbledore.
Gli pareva come se una bomba fosse esplosa nella stanza e tutti i suoi occupanti fossero sfuggiti, eccetto uno, lo stesso Harry.
"E' Sycnocid, un veleno molto antico e poco usato," disse Madama Chips, sempre fissando Sirius. "Non viene usato da più di un secolo, è così poco comune."
Lupin immediatamente ghignò, guadagnandosi ancora più occhiate assassine da Snape e Sirius. "Poveretto, fa sempre storie senza averne motivo."
"Questa è un'incursione nei libri di storia di cui avremmo fatto volentieri a meno", concluse Madama Chips. "E levate quel cane dal letto!"
Snape sorrise agghiacciato e si sedette di nuovo nel letto dietro di sé. Sirius pareva indeciso tra ringhiargli per divertimento o prendersela con Madama Chips. Alla fine scelse di ringhiare alla donna, appena lei cercò di far andar via la sua massa nera dal letto di Harry.
"Madama Chips, vorrei per favore che mantenessi la calma," le disse Dumbledore, fissando ciascuno nella stanza, "Se permetti, Sirius." Sirius ovviamente riconosceva un ordine quando lo riceveva, e così balzò sul pavimento. Fece qualche passo e si trasformò.
La reazione di Madama Chips fu immediata. "Sirius Black,"gridò, facendosi indietro rapida. Una mano andò indietro come una frusta e colpì qualcosa sul tavolo alle spalle. "Stai lontano da questo ragazzo, tu…tu -"
Sirius non scoprì mai che cosa era, poiché lei era troppo impegnata nel tirargli una bottiglia, perché finisse la frase. Sirius si mosse come un papero e prese a correre in cerca di riparo mentre vari oggetti volavano per la stanza per colpirlo. Prima fu una bottiglia di inchiostro, poi il disinfettante. Subito dopo, un rotolo di garze e un paio di forbici.
"STOP," gridò Dumbledore, avanzando energico verso Madama Chips e trattenendole le braccia sui fianchi. "Sirius era innocente di ogni sua accusa. Non è qui per fare del male a Harry."
"Ma - ma…" obiettò Madama Chips.
Snape nel frattempo non si era preoccupato di nascondere il suo ghigno deliziato e, proprio come mortificazione per Lupin, questi capì di essere incapace di nascondere una risata sghemba. Sirius si era alzato per mostrare il danno fatto da Madama Chips. L'inchiostro si era rovesciato gìù per i capelli e il viso, tracciando sottili strisce blu lungo le guance e la mascella, ed era colato dai capelli per gocciolar sul pavimento. La garza era avvolta attorno alla testa e alle spalle e proseguiva arrotolandosi a un braccio e cadeva sul pavimento in una grottesca parodia di bendaggi insanguinati di un alieno dal sangue blu. Il disinfettante aveva ricoperto la zona sopra il cuore e aveva stinto le tuniche lise con un'ombra scolorita di marrone sangue secco. Teneva le forbici in mano e sulla faccia portava un'espressione di rabbia indignata. Nell'insieme, Sirius Black sembrava come la versione di un eroe di Guerra che tornava a casa, fatta da un artista cattivo… che ora dichiarava guerra alla sua infermiera. Anche Dumbledore era incapace di contenere un sogghigno a vedere come era conciato Sirius.
"Madama Chips," disse trattenendo una risata dalla voce,"Lo trovo davvero dubbio, che Sirius voglia combinare qualcosa con te e questo ricordo qui che lo perseguita."
Madama Chips sogghignò nervosa e Sirius iniziò a rovesciare parole che Dumbledore decise che era meglio non ascoltare. "Immagino che allora può restare," disse riluttante Madama Chips.
Poi, proprio come si era appena ricordata di dover fare, si chinò su Snape. "Tutta per te, Professor Snape," disse quasi gettando l'uomo sorpreso giù sul letto. "Sdraiati mentre dò un'occhiata a queste ferite. Sono state trascurate per troppo tempo."
Sirius inghiottì una risata, altro inchiostro gocciolava dalla testa al movimento, e Lupin rise di cuore al vecchio nemico e collega di situazione imbarazzante.
Gli occhi di Dumbledore diedero in un'ammiccata lucida, prima di risommergersi nello sconforto."Madama Chips, perché non puoi curare Harry," chiese, e la sua domanda fece singhiozzare all'istante Sirius e Lupin. Snape smise di dibattersi e fissò attento Madama Chips, la sua faccia imperscrutabile. "Per quanto ne so, nessuno è sopravvissuto al veleno negli ultimi cinquecento anni," disse Madama Chips, passando un panno sulla fronte di Snape, prima di rovesciarci una qualche pozione per guarirlo velocemente. "La cura è andata persa tempo prima di allora. Nessuno la conosce oggi. Né sa da che parte iniziare a cercarla."
Snape chiuse gli occhi e Dumbledore annuì. Sirius arrancò al letto di Harry, dove sedette e con dolcezza scostò i capelli inzuppati di sudore dalla fronte rovente. Lupin si accasciò su una sedia vicina all'ingresso e sospirò profondamente. "Andrò a dare un'occhiata a qualcuno dei miei libri più antichi," disse Dumbledore. Voltandosi disse a Lupin, "Remus, guarderai un po' di libri di Arti Oscure nella biblioteca."
Lupin annuì ed entrambi se ne andarono verso i loro rispettivi incarichi, in silenzio, così timorosi che rumori forti potessero ricordare alla Morte il suo pesante dovere. Sirius continuo a vegliare Harry, mentre Snape si concedeva di farsi curare da Madama Chips. Snape, da parte sua, li stava guardando entrambi, silenzioso, un'emozione estranea negli occhi.
"Mi spiace, lo sai," disse subito Sirius.
"E per cosa, caro?" gli chiese Madama Chips.
"Per aver dato retta alla gente sbagliata e non essere stato lì per aiutarlo, per proteggerlo da - da questo," disse Sirius, la faccia grigiastra improvvisamente invecchiata.
"Così dopo tutto è colpa mia," disse Snape con voce piana, pericolosa.
Sirius scosse triste la testa, non aveva più forze per continuare la vecchia guerra, "Tu non sei il suo padrino. Non ti sei fidato dell'uomo sbagliato per affidare i tuoi segreti…"
Snape mugugnò mentre Madama Chips finiva di bendarlo. "E ora, ti darò una pozione per aiutarti a dormire -"
"No," disse Snape, mettendosi a sedere e allontanando Madama Chips, "Ho del lavoro da fare. A differenza di altri, non resterò seduto senza far niente."
Gli occhi stanchi di Sirius rotearono arrabbiati, ma Snape se ne era andato prima che gli potesse dire niente. Madama Chips tuonò come un drago arrabbiato, prima di voltarsi verso Sirius."Devo vedere Dumbledore per lui. Devo averlo a letto prima che sia troppo tardi."
Sirius fece una smorfia mentre carezzava la fronte a Harry.
"Quel ragazzo è meglio che resti nella stessa condizione di quando lo ho lasciato, quando tornerò…" lo avvertì prima di precipitarsi fuori dalla stanza.
Sirius sospirò triste tra sé. "Potrà mai il passato smettere di perseguitarmi?" chiese deciso a Harry, senza attendersi una risposta e non ricevendone.
La Grande Fuga 5

LE RIFLESSIONI - The Reflections
Lupin iniziò la sua ricerca su qualsiasi libro di Pozioni della sezione Arti Oscure della biblioteca. Cercò veleni antichi, antiche note su veleni e i loro effetti, come pure resoconti di veleni conosciuti nell'epoca medioevale, sia stregoneschi che Babbani. Non riuscì a trovare niente. Sapeva che, se non avesse trovato niente presto, Harry sarebbe morto. Lupin aveva un sacco di ragioni per non desiderare che accadesse, non ultima, che del ragazzo gli importava davvero. Durante le lezioni assieme, Lupin aveva visto in Harry lo stesso fuoco e lo stesso talento che aveva visto in James e in Sirius. Anche in Snape, sebbene fosse riluttante ad ammetterlo. E gli pareva che lo stesso Snape fosse arrivato ad accorgersene. Un risultato che sbalordiva lo stesso Snape.
Lupin scosse la testa e fece ipotesi su Snape.. L'uomo così freddo non era mai apparso così umano come quando lui e Sirius lo avevano trovato con Harry. Sembrava piuttosto un padre preoccupato che si protendeva sul suo bambino ammalato. E poi, quando Snape aveva affidato Harry a Madama Chips… Nessuno si era atteso di vedere un simile sguardo attraversare il suo viso, al rantolo d'orrore che l'infermiera aveva gettato. Mentre era vero che era difficile prendere Madama Chips con la guardia abbassata a quel modo, che solo ribadiva quanto fosse davvero grave la situazione di Harry, non era certo una scena che avrebbe dovuto provocare la reazione così eclatante di Snape. Ma era successo. Per un attimo, Lupin era andato così lontano da credere che lo Snape dal cuore freddo si sarebbe finalmente spezzato e forse una lacrima sarebbe scivolata lungo il suo viso. L'angoscia sulla faccia dell'altro stregone era così marcata che Lupin era certo che si era dovuto trattenere per non singhiozzare, come pure lo stesso Lupin avrebbe voluto piangere nel vederlo. Poi l'espressione normale di Snape, annoiata e fredda, era tornata, e aveva seguito Madama Chips tra i letti per continuare a vegliare Harry, mentre lui era su un letto vicino. Lupin sospirò, e decise che non avrebbe mai potuto capire Severus Snape. Poteva solo sperare che, se in qualche modo Harry fosse riuscito a sopravvivere, qualsiasi cosa fosse accaduta tra Harry e Snape, non avrebbe sconvolto il suo rapporto con Sirius. Non credeva che il cuore di Sirius avrebbe potuto reggere tanto. Sirius era l'altro motivo per cui Lupin non voleva che Harry morisse. Il suo ultimo amico che aveva al mondo sarebbe morto e sarebbe stato solo anche a rimpiangerlo. Era un destino che Lupin non voleva affrontare.
Lupin voltò un'altra pagina in un volume assai largo, e trovò qualcosa di molto interessante verso la metà della pagina.
Il veleno, Syncocid, è un assassino molto antico e virulento. I suoi sintomi iniziano con una febbre che lenta sale a gradi pericolosi. Il paziente inizia a sudare e subito si indebolisce, sebbene questa debolezza ci mette il suo tempo a sopraffare la vittima. Poi il paziente diventa malato in modo violento, a causa del veleno che inizia a distruggere i tessuti dello stomaco e dell'esofago. Se la vittima ha fortuna, perde conoscenza adesso. In altro modo, continua a soffrire in agonia, il respiro strozzato e il corpo incapace di far altro che attendere la morte. Presto o tardi comunque, perdono conoscenza e cadono in un sonno profondo che si trasforma nel sonno della morte nel giro di una settimana da quando hanno perso conoscenza.
Lupin sedette in silenzio, shockato, capace solo di fissare le parole critte sulla pagina. Dopo un momento si riscosse e cercò frenetico per qualsiasi nota sulla cure, C'era solo una linea sull'argomento:
Solo il sacrificio di sangue amato potrà salvare quello che astio e odio vorrebbero levare.
Lupin decise che d'ora in avanti avrebbe odiato gli indovinelli. Con un morbido sospiro, Snape segnò la pagina e ripose il libro accanto a parecchi altri. Poteva proseguire la sua ricerca con Sirius e Harry nell' Infermeria. Avrebbe detto a Madama Chips dell'indovinello. Forse, poteva sapere cosa volesse mai dire.
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Snape camminò svelto verso il suo ufficio nel sotterraneo. Il corpo ancora gli doleva assai, e niente avrebbe desiderato quanto poter dormire, ma non poteva sopportare il pensiero di quello che sarebbe successo a Harry, se si fosse concesso il sonno. Era certo di aver letto di quel veleno in uno dei suoi libri, il che, se era vero, significava che probabilmente poteva trovare una cura per quel povero ragazzo. Chiuse la porta dell'ufficio sbattendola quando entrò, e si fece cupo. Adesso, doveva ricordare in quale libro stava il veleno. Snape si diresse verso i suoi libri e iniziò a scorrerli, leggendo i titoli con impazienza e cercando il libro giusto. La sua biblioteca era formata da molti libri nuovi e vecchi su pozioni di ogni tipo e pochi potevano vantarsi di avere titoli come quelli che componevano la sua collezione. Sapeva che se la risposta poteva esser trovata, l'avrebbe potuta scovare in uno di quei libri. Snape si accasciò con un'espressione pensierosa. Se quell veleno non veniva curato da almeno cinquecento anni, non si sarebbe trovata risposta in nessun libro degli ultimi cinquecento anni. Proprio per andare sul sicuro, aggiunse altri cento anni. Se Snape ricordava bene, aveva solo due libri che corrispondevano a quella descrizione. Tirò fuori il primo libro, con la vaga sensazione di qualcosa che andava storto. Spulciò le pagine e imprecò quando non trovò niente. Sospirò, sedendosi di nuovo, sentendosi sconfitto. Quando estrasse il nuovo libro e lo pose davanti a sé, lo fece con un sospiro di rassegnazione. Improvvisamente dubitò di sé e si sentì come quando era andato da Dumbledore e gli aveva chiesto aiuto per sfuggire alla sua vita di Mangiamorte, e iniziò a leggere.
All'incirca verso metà, trovò quello che stava cercando. Sedette rapido, il cuore che batteva trionfante. C'era una pagina dove stavano le indicazioni per curare Harry - e Snape aveva tutti gli ingredienti. Anche se avrebbe dovuto saccheggiare la serra della Professoressa Sprouts per averne uno. Si abbandonò a un sorriso brillante che gli attraversò la faccia, prima che gli occhi cadessero sull'ultimo ingrediente, da aggiungere un'ora prima che la vittima bevesse l'antidoto. Qualcuno doveva garantire a Harry il suo sangue. Sangue diretto, di arteria. Sangue sacrificato con piena consapevolezza, con l'intento disinteressato di salvare la vita della vittima. Snape conosceva le implicazioni di un tale gesto. La quantità di sangue richiesto poteva svenare il donatore, forse ucciderlo prima che il sanguinamento potesse essere fermato. E tutto per un teenager ossuto con una cicatrice a forma di fulmine. Il cuore di Snape accelerò per il panico, poi si calmò. Ci sarebbe stato il pienone di donatori per Harry. Sirius se ne stava in prima linea. Ma si fermò.
Snape rimase in piedi sulla soglia e si chiese perché esitava. La vita di Harry era in pericolo e lui se ne stava sulla soglia. Doveva portare Sirius laggiù - Quello era il problema. Snape non voleva che il donatore fosse Sirius. Snape era stato salvato da Dumbledore una volta che era stato vicino a morire, sebbene per motivi molto diversi. Era stato salvato di nuovo da tre piccole parole dette in un gemito da Harry, "Per favore, stai attento." Snape poteva ancora vedere la faccia di Harry, mentre sussurrava quelle parole. Era stato così preoccupato per lui, gli importava così tanto. Nessuno aveva temuto per Snape da anni, eccetto lo stesso Dumbledore, che aveva fatto spontaneamente un mondo di bene. E poi Snape rammentò qualcosa d'altro, ricordò quello che la donna che li aveva tenuti prigionieri aveva detto: "Perché ti ama. Sei il suo piccolo ragazzo." Era vero. Voleva bene a Harry. Non sapeva quando o come era avvenuto, ma una volta durante tutti i suoi sotterfugi e le crudeltà, si era innamorato del Ragazzo -Che- Sopravvisse. Harry era come il figlio che lui non aveva mai avuto. Non che ne desiderasse uno, ma sentiva di averne uno comunque. E adesso doveva salvarlo, dare a Harry il sacrificio di sangue consapevole che provasse la sua redenzione. E forse, avrebbe provato la redenzione di un vendicativo Maestro delle Pozioni. Snape lasciò l'ufficio con passo determinato, deciso a trovare l'unico ingrediente di cui adesso aveva bisogno.
LA CURA - The Cure
Hermione si affrettò sul sentiero che poratva a Hogwarts cercando disperatamente di non perdere di vista Ron e I gemelli. Per sfortuna, le loro gambe più lunghe delle sue la sorpassarono per velocità e trovò che i loro corpi apparivano sempre più piccoli e indistinti man mano che la distanza tra loro aumentava a dismisura. Si fermò e crollò in ginocchio, ansimando, quando perse di vista i ragazzi e loro entrarono nel castello. Sedette per qualche attimo, augurandosi che Harry sarebbe stato bene quando lo avrebbe rivisto. Sperando che si fossero sbagliati quando le avevano detto che era mortalmente malato, e che sarebbe stato curato da quando avevano ricevuto il gufo che annunciava del suo salvataggio. Alla fine si rimise in piedi e fece un altro scatto verso la porta; questa volta la raggiunse, e si fermò solo una volta che fu arrivata alle porte aperte. Là ansimò un attimo, prima di proseguire il suo affannato percorso verso l'infermeria, dove, finalmente, lo vide.
Sulle prime vide solo Ron e i gemelli Weasley in piedi attorno a un letto. Avanzò lenta dalla porta d'entrata, il cuore che batteva rapido mentre una sensazione di dolorosa contrazione si diffondeva nello stomaco. "Ron?" chiese con esitazione, sapendo che in quel letto dovesse esserci Harry. In un impulso di disperazione, chiamò pure, "Harry?"
Ron si girò a guardarla, la faccia cupa e lunga. I gemelli Weasley iniziarono a spostarsi dall'altra parte del letto, per fare più spazio a Hermione. Lei proseguì il suo cammino nella stanza, oltrepassando un silenzioso Sirius e Lupin, poi si fermò mentre Ron si spostò dalla sua linea di visuale così lei poté vedere Harry. Vide solo la figura esanime nel letto, pallida e malconcia, che appariva per tutti come fosse già morta. Con un singhiozzo, Hermione seppellì la faccia tra le mani.
"Hermione," disse piano Ron, ma fu abbastanza rumoroso da irrompere nei suoi pensieri. Hermione scosse la testa, il dolore le aveva sottratto la voce. A malapena guardò su, mentre faceva cadere le braccia e correva verso Ron. "Oof," Ron gridò quando lei lo colpi. Le sue braccia si sollevarono per abbracciarla, per istinto, e quando la sorpresa iniziale fu sfumata, rimasero lì. Hermione continuo a piangere per l suo amico caduto mentre Ron le affondava la testa nei capelli, ignorando i miagolii dei suoi fratelli dal cuore spezzato. Nemmeno l'esclamazione di sorpresa di sua madre riuscì a scuotere i due, che rimasero in piedi, a condividere il loro dolore, mentre in silenzio giuravano che non avrebbero mai più lasciato il fianco di Harry.
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Snape aveva raccolto tutti gli ingredienti insieme e li aveva messi nell'antidoto; ora gli restavano solo due cose da fare. Sospirò, lasciando ferma la pozione per qualche minuto in più sul fuoco, e andò verso il gufo bruno della scuola, che prima aveva portato giù. Prese la lettera che aveva scritto in precedenza e, rapido, la attaccò alla zampa del gufo. Non voleva leggerla di nuovo. Sapeva che suonava troppo come un messaggio da suicida e non aveva voglia di ricordare a sé stesso che, molto probabilmente, non sarebbe vissuto abbastanza a lungo da vedere l'alba. Snape guardò verso il calderone e avvertì una sorgente di panico destarsi nel suo cuore e nella mente.
'Oh.. Cosa stai facendo!" gli gridò il suo istinto di sopravvivenza. "Vuoi davvero morire per un ragazzino scheletrico e idiota?" E figlio di James Potter, niente di meno !" Snape scosse la testa e pensò a come poteva essere la vita senza Harry. Di certo, più tranquilla. Niente più insolente Ragazzo Meraviglia attorno, a infrangere regole e fargli prendere attacchi di cuore ogni anno. Ma senza di lui, non c'era più speranza nel mondo stregonesco. Harry era la speranza del mondo dei maghi poiché era miracolosamente scampato all'attacco di Voldemort, e non perché avesse fatto niente per guadagnarsi il suo status. Era semplicemente un comodo vessillo su cui focalizzare l'attenzione di un mondo terrorizzato, una luce, per così dire, che li conducesse via dalle tenebre. E senza quella luce, tutti sarebbero stati persi. Severus Snape incluso.
Snape guardò giù ai suoi libri antichi e ricordò tutto della miracolosa fuga dalla morte di Harry. Il ricordo di ogni fatto un giorno avrebbe fatto imbiancare i capelli di Snape, ma sapeva che avrebbe voluto che ci fossero molte altre disavventure, per farlo bianco come Dumbledore. Harry non era solo la sua speranza, era una persona che Snape non voleva vedere alla fine schiacciata dalla morte.
"Portala a Dumbledore e fai in fretta," se ne uscì Snape in un momento di coraggio. Guardò triste il gufo volare fuori dalla finestra dalla bifora; lesse l'ora e scrisse il tempo, e quando sarebbe stato sicuro Harry, per fargli bere la pozione. Snape sollevò un coltello lungo e sottile, la lama ondulata brillava alla luce del fuoco, e con passi volutamente lenti si avvicinò al calderone ribollente. Abbassò rapido la fiamma, così che la pozione si sarebbe raffreddata, e sollevò il braccio sul calderone. Il marchio oscuro pareva brillare malevolo sulla pelle bianca del braccio morbido, facendo crollare ancora una volta il coraggio di Snape. Chi avrebbe protetto Harry senza lui lì?
Si scosse e alzò il coltello, la mano che tremava mentre il braccio rimaneva immobile come pietra. Con un rapido taglio netto, la vena fu aperta e il sangue rosso cupo scorse fuori e colò nella pozione, che divenne color argento brillante. Snape guardò impassibile il sangue che scorreva, le emozioni troppo forti per lui, per continuare a sentirle dominandole.
"Per te, Harry," disse con una voce che suonava già come il sussurro di uno spettro. "Vivi anche per me."
Snape sentì che iniziava a scivolare sul pavimento e si trattenne sul bordo del calderone. Ignorò la pelle che bruciava contro la pentola e strinse la mano per dare a Harry quanto più sangue avesse potuto. Presto si trovò di nuovo a scivolare a terra, e stavolta non oppose resistenza. Non lottò nemmeno quando l'oscurità venne a abbracciarlo nelle sue braccia tiepide e dolci.

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Dumbledore camminò spedito verso l'infermeria. Voleva parlare a Molly e Arthur Weasley di Harry, e discutere con tutti dell'enigma che Lupin aveva trovato. Non gli era mai passato per la mente che Snape non potesse essere lì, perché sapeva che Madama Chips in teoria poteva essere una leonessa e credette che lo avesse già 'persuaso' a tornare per un po' di riposo. Fu sorpreso quindi, quando entrò in infermeria e scoprì che Snape mancava. Comunque, non era troppo sorpreso, Snape non era mai stato un uomo molto sentimentale e di conseguenza poteva non voler rimanere in una stanza dove, al momento, Ron e Hermione si coccolavano mentre vegliavano Harry. I suoi occhi blu ammiccarono mentre si domandava quanto ci avrebbero messo, finite le scuole, a dargli un nuovo bambino Weasley con capelli cespugliosi e abitudini da secchione.
Un gufo marrone volò nella scuola, facendo sollevare a Hermione la testa, per guardarlo, mentre lei pensò a un demone venuto a rubarle il migliore amico. Dumbledore ghignò e permise all'uccello di posarsi sul suo braccio. Dumbledore slegò la lettera dalla zampa del gufo e gli permise di volare di nuovo alla guferia, chiedendosi chi, nella scuola, si sarebbe preso la briga di mandargli un gufo per parlare con lui. La faccia impallidì sotto la barba bianca, mentre gli occhi si sgranavano per l'orrore.
"Severus..." rantolò incredulo.
"Albus?" chiese Madama Chips, fissandolo preoccupata. Gli altri nella stanza divennero ancora più silenziosi ancora prima di capire cosa annunciava l'espressione sul suo viso.
"Madama Chips, troviamoci nell'ufficio di Severus," le disse rapido. "Svelta!"
Dumbledore si voltò ruotando su sé stesso, ed era andato via così rapidamente da lasciare gli altri presenti a sbattere gli occhi per la velocità. "Pazzo!" disse, sperando disperatamente di poter fare in tempo. "Perché non mi hai aspettato, Severus?"
Quando alla fine giunse nei sotterranei, Dumbledore era senza fiato, ma si impose di non rallentare fino a quando non fu davanti alla porta dell'ufficio di Snape. Dumbledore spinse le porta per aprirla con un forte cigolio e rimase impietrito per l'orrore, alla vista che incontrarono i suoi occhi.
Severus Snape giaceva disteso in una pozza del suo stesso sangue,che si andava allargando sul pavimento, vicino a un calderone che ribolliva piano, pieno di quello che era, di certo, l'antidoto per Harry. La pelle, più pallida del solito, risaltava nella luce che languiva mentre il sangue versato cercava di nasconderlo portando con sé ogni vergogna che poteva avere avuto nella sua vita. Dumbledore corse al fianco di Snape, col cuore in gola, inorridito nel vedere cosa era accaduto. Strappò malamente una striscia di stoffa dagli abiti di Snape e la avvolse stretta sulla ferita.
"Dum...Dumble..." Snape rantolò meglio che poteva. La testa di Dumbledore scattò per fissare dentro gli occhi neri e profondi di Snape, mentre questi cercava di continuare a parlare. "Al...bus.. salva..Harry...digli...che..deve vivere…" Snape lo disse più svelto che poté, per essere sicuro che il messaggio uscisse di gola.
Dumbledore annuì rapido e Snape, soddisfatto, fece un lieve sorriso e ricadde indietro, chiudendo gli occhi; un sospiro soddisfatto gli uscì dalle labbra. Pieno di paura, Dumbledore tastò il collo di Snape per sentire la pulsazione, con le dita scivolose per il sangue. Cacciò un sospiro di sollievo. Snape era vivo. Dumbledore doveva solo badare che rimanesse vivo - e anche se Snape non ce l'avesse fatta, in suo sacrificio non sarebbe stato inutile.
La Grande Fuga 6
LA SPERANZA - The Hope
Era buio, anche se molto caldo, come se avesse coperte avvolte attorno ad ogni parte del corpo. Un senso di serenità stava invadendolo, facendogli solo desiderare di arrendersi all'oscurità. Non c'era alcun dolore o preoccupazione e in qualche modo, sapeva che se la luce fosse arrivata, non avrebbe mai ritrovato una simile pace, per quanto vivesse. Iniziò a cedere, a farsi trasportare dalla piacevole oscurità delle tenebre, quando ricordò qualcosa d'altro che non ci sarebbe stato. Lì poteva non esserci alcun dolore, ma nemmeno c'era alcun piacere. Solo un pacifico stordimento, e si chiese quanto a lungo poteva bastargli. Lottò per svegliarsi e l'oscurità divenne così densa da inghiottirlo. Non riusciva a respirare, così lotto più duramente. Le tenebre iniziarono a ritirarsi e silenzioso, ghignò alla sua piccola vittoria, ma non per molto. Una soffocante stanchezza iniziò a sopraffarlo, e stava quasi per schiacciarlo, quando si scontrò con il ghigno che ancora non se ne era andato. Combatté frenetico lo stordimento che dava spazio alla paura, e all'improvviso seppe che stava battendosi per la propria vita. Cercò di chiamare aiuto, non voleva morire, e nemmeno riusciva a sentire i suoi propri lamenti. L'oscurità era troppo fitta. Infine, le tenebre arretrarono, e udì una voce. Lottò con più forza e la voce divenne più forte. Suonava come se stesse gridando un nome, il suo nome. Aprì gli occhi e fu accecato dalla luce brillante, Li richiuse rapido e si voltò verso la voce.
"Severus,"disse di nuovo la voce.
"Sì, Albus," rispose Snape, la voce debole suonava strana al suo orecchio. Snape alla fine aprì gli occhi per vedere Dumbledore in piedi vicino al suo letto, una ruga di preoccupazione che increspava la sua fronte. "Quello che hai fatto è stato molto pazzo, Severus. E molto coraggioso. Potremmo farti capo dei Grifondoro," gli disse Dumbledore, con un sorriso che rimpiazzava la smorfia di prima.
Snape fece la faccia scura al Preside, ignorando i vari sogghigni e rantoli degli altri occupanti della stanza. Non pensava che fosse una cosa tanto divertente. Anche se fosse stata vera … "Come sta Harry?" chiese, la preoccupazione che immediatamente gli riaffiorava nella memoria.
Cercò di alzarsi di scatto, ma ricadde indietro nei guanciali, stordito. Provò di nuovo e sentì una mano forte premere sulla sua spalla e trattenerlo dove stava.
"E' lo stesso, Severus." Gli disse serio Dumbledore. "Gli abbiamo dato la pozione, così speriamo che si svegli in un paio di settimane."
"Il libro diceva che ci voleva tutto quel tempo per una persona andata così lontano…" aggiunse Dumbledore allo sguardo tagliente che Snape gli aveva lanciato.
Snape chiuse gli occhi per il dolore, mentre sussurrava con voce piena d'angoscia,"Se si sveglierà."
"Lo farà ," esclamò Sirius sopra un singhiozzo mezzo soffocato di qualcun altro nella stanza. Snape sospettò che potesse essere la Granger, o forse i più giovani Weasley.
"Il tempo ce o dirà," disse Dumbledore prudente. "Ma spero che tu abbia ragione, Sirius."
Snape riaprì gli occhi e guardò nella direzione dove aveva sentito la voce di Sirius. Era abbastanza certo, là c'era Harry, che giaceva pallido e immobile nel suo letto. Strinse le palpebre chiudendo gli occhi e pregò che tutto non fosse stato inutile…
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Gli occhi rossi di Voldemort rotearono, mentre continuava a fissare la massa tremante e sobbalzante che un tempo era stata Matilda Snow. Aveva appreso molto dal suo interrogatorio, anche se il grosso lo sapeva di già, e gli mancava solo la conferma.
Così a Snape piaceva davvero fare giochi. E giochi da spia, niente meno. Bene, anche a lui piaceva giocare. "Codaliscia, voglio il Labirinto pronto entro la settimana. Abbiamo un nuovo topo con cui poter giocare," ordinò gioioso Voldemort.
Codaliscia esitò prima di affrettarsi a vedere come trasformare in realtà il desiderio del padrone. Voldemort scoppiò in un'alta, crudele risata al pensiero del piccolo capriccio e guardò divertito mentre la figura ai suoi piedi si scuoteva un poco, di certo per il dolore.
"Non preoccuparti, mia cara,"le disse. "La tua sofferenza è finalmente finita." Gli occhi rossi brillarono di uno strano colore marrone, quando la luce verde divise la notte e il grido "Avada Kedavra," fece sollevare in volo gli uccelli vicini. La figura rimase immobile fino a quando il sole ancora una volta si portò via la notte e il malvagio se ne andò, ridendo, il sentiero dietro di sé.
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Il mondo stregonesco si svegliò l'indomani per piangere per rabbia e disperazione. La loro speranza era caduta e il mondo era sul punto di di essere sopraffatto dalle tenebre.
FINE
LA Grande Fuga 7
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